La scrittura della brasiliana Aline Bei ha un marchio proprio fin dall’esordio del 2017. Il lavoro accurato sulla parola, la punteggiatura, la dimensione delle lettere e gli spazi contribuiscono a costruire non solo una prosa poetica, ma anche un’immagine del testo sulla pagina. In Una delicata collezione di assenze la voce narrante non sembra avere genere e agisce in terza persona. È inoltre carica di una forte componente drammaturgica che accentua la dimensione fantastica alla quale siamo invitati a partecipare. In un esercizio simile a quello di uno sceneggiatore, la voce disegna nitidamente i dettagli, dalla disposizione degli oggetti nello spazio ai movimenti dei corpi. Poi, con delicatezza, ci guida all’interno delle menti dei personaggi, confondendosi con i loro pensieri. Nel prologo Margarida è una ragazza con mani che sembravano “quelle di un cadavere molto delicato, morto forse di spavento”. Assistente del mago del circo, vive una storia d’amore con il clown, dal quale impara l’arte della chiromanzia. Prima di partire senza lasciare notizie, è lui a leggerle la mano: dice che il suo palmo “sembra una lunga collezione di assenze”; prevede che avrà un grande amore e non sarà un uomo, ma una bambina, e le raccomanda di stare attenta agli uomini. Aline Bei ci conduce nell’intimità di grandi personaggi femminili.
Giuliana Bergamo, Quatro cinco um
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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati