Il 6 marzo, ad appena due mesi dall’insediamento del presidente Mamadi Doumbouya (nella foto), il governo guineano ha ordinato la chiusura e la confisca dei beni di quaranta partiti, a causa del “mancato adempimento dei loro obblighi”. Il generale Doumbouya aveva rovesciato il presidente Alpha Condé nel 2021 e nel dicembre scorso è stato eletto capo dello stato in un voto da cui erano stati esclusi i principali leader dell’opposizione. Tra questi c’era Cellou Dalein Diallo, dell’Unione delle forze democratiche di Guinea (Ufdg), secondo cui lo scioglimento dei partiti è una dichiarazione di guerra a chi sfida il presidente. Il giornale satirico Le Lynx parla di un “golpe contro l’opposizione”. Oltre all’Ufdg, è stato sciolto il Partito democratico di Guinea-Raggruppamento democratico africano, l’unico partito legale nel paese tra il 1958 e il 1984. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati