Secondo nuove stime pubblicate su Nature, le concentrazioni di microplastiche nell’ambiente sarebbero da due a quattro volte inferiori rispetto a quanto calcolato. L’errore sarebbe dovuto a strumenti non abbastanza sensibili. Ma livelli più bassi non significano assenza di rischio, commenta The Bmj, sottolineando che servono anche biomarcatori più sensibili per valutare gli effetti a lungo termine sulla salute dell’esposizione cronica a basse dosi di microplastiche che ingeriamo e respiriamo. Con la produzione di plastica in continua crescita, serve un approccio multidisciplinare per colmare queste lacune.
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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 103. Compra questo numero | Abbonati