A meno di un mese dal voto del 12 aprile, in Ungheria la campagna elettorale è entrata nella fase più critica. Il 15 marzo il premier Viktor Orbán e il leader dell’opposizione Péter Magyar hanno portato in piazza decine di migliaia di persone in due manifestazioni organizzate a Budapest a poche ore di distanza. Stando ai sondaggi, il partito Tisza di Magyar, su posizioni moderate e filoeuropee, ha dieci punti di vantaggio sui sovranisti di Fidesz, al governo dal 2010. Una sconfitta di Orbán avrebbe effetti profondi sul paese, sui suoi rapporti con l’Europa e sul suo posizionamento internazionale. Anche per questo, rivela il sito V Square, “la Russia ha mobilitato un team di ‘tecnologi politici’ per influenzare il voto e garantire la vittoria di Orbán”, il principale alleato di Mosca nell’Ue. “Fidesz sta cercando di riconquistare gli scontenti della sua base elettorale”, scrive Magyar Hang. “Il punto è capire se basterà a vincere, in quella che si preannuncia come una frenetica volata finale”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati