Al centro del primo romanzo di Claire Adam c’è un dilemma umano che fa sudare freddo. Clyde, operaio di origine indiana a Trinidad, ha due figli, gemelli di tredici anni, Peter e Paul. Peter è il figlio dal futuro radioso: vivace, brillante, ottiene i migliori risultati scolastici di Trinidad e Tobago. Paul invece è un problema. Come dice il preside, Paul non è normale: “Si vede dai suoi occhi”. La madre protettiva, Joy, ammette che è “leggermente ritardato”, dopo essere stato “privato dell’ossigeno alla nascita”, ma il suo comportamento sregolato continua a far infuriare Clyde. Marito e moglie ripongono tutte le loro speranze in Peter, destinato a lasciare l’isola per studiare in un’università importante se la famiglia riuscirà a mettere da parte abbastanza denaro sul conto di una banca inglese, al riparo dai banditi locali che assaltano le case. “La verità”, dice Clyde, “è che chiunque –amici, parenti, chiunque – può tradirti in qualsiasi momento”. Quando Paul scompare, Clyde pensa subito a un nuovo guaio combinato dal figlio. Ma mentre lo cerca nella boscaglia scopre che il prezzo per riportarlo a casa potrebbe essere niente meno che il futuro che ha immaginato per il figlio prodigio. Dovrà sacrificare Peter per salvare Paul? Mentre si tormenta davanti a questo dilemma, il romanzo diventa una sorta di La scelta di Sophie ai tropici, che procede verso un finale devastante. _Golden child _è la piccola esplosione narrativa di una nuova voce letteraria.

Johanna Thomas-Corr, **
**The Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati