Semiconductor Technologies Limited (Stl) è il nome della prima azienda africana a produrre processori. Come racconta The Continent, è stata fondata nel 2018 in Kenya da Anthony Githinji, un ingegnere tornato a casa dopo una carriera trentennale nel settore dell’alta tecnologia negli Stati Uniti. La Stl si trova nel cuore del paese africano, in mezzo alle piantagioni di tè, in un edificio della Dedan Kimathi university of technology di Nyeri. Il progetto ha cominciato a dare frutti nel 2022, quando la pandemia di covid-19 e la guerra in Ucraina hanno messo in crisi il settore dei processori, che non riusciva più a soddisfare la domanda. Dal momento che la crisi evidenziava l’eccessiva dipendenza dalle aziende asiatiche, il governo statunitense, all’epoca guidato da Joe Biden, ha incentivato la produzione di chip nei paesi alleati, tra cui il Kenya. Nella prima metà del 2022 la Stl ha ricevuto dall’agenzia statunitense per il commercio e lo sviluppo un finanziamento a fondo perduto di 1,3 milioni di dollari. L’intervento della Casa Bianca, inoltre, ha facilitato l’accesso dell’azienda ai fornitori, a nuovi clienti, a ricchi investitori e a materie prime disponibili a prezzi più bassi. Ma soprattutto, è stato la prova che “il Kenya poteva ritagliarsi un ruolo in un’industria dominata dai colossi dell’Asia e dell’Europa”. Fino ad allora Githinji aveva sempre faticato a convincere gli investitori, molti dei quali credevano che il Kenya non avesse le infrastrutture e le risorse umane per competere nel settore dei processori. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati