◆ Più di un terzo della popolazione mondiale vive in aree dove il caldo intenso e l’umidità limitano significativamente la possibilità di svolgere normali attività all’aperto, avverte uno studio pubblicato su Environmental Research Health. Un gruppo di ricercatori dell’ong statunitense Nature Conservancy ha confrontato i dati sul clima raccolti tra il 1950 e il 2024 con un modello fisiologico che prevede le reazioni del corpo umano al dispendio di energia in diverse condizioni ambientali, calcolando che in molte regioni del mondo nei periodi più caldi anche sforzi fisici leggeri come salire una scala sono sufficienti a superare i limiti di tolleranza. Per i giovani adulti la quantità di ore in cui l’attività fisica all’aperto è pericolosa è raddoppiata rispetto ai primi vent’anni del periodo considerato, passando da 25 a 50 ore all’anno, mentre per le persone sopra i 65 anni è salita da 600 a 900 ore. In alcuni paesi tropicali, molti dei quali a basso reddito, il caldo può limitare l’attività degli anziani anche per un terzo dell’anno. L’aumento dei periodi in cui è sgradevole o pericoloso fare sforzi all’aperto rischia inoltre di scoraggiare l’esercizio fisico, avverte un altro studio pubblicato su The Lancet Global Health, aggravando il rischio di malattie cardiovascolari e altri problemi di salute dovuti all’inattività, che è già responsabile di circa il 5 per cento dei decessi tra gli adulti. Anche in questo caso gli effetti potrebbero essere più pronunciati nei paesi a basso e medio reddito.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati