Nata a Londra nel 1969, Susie Boyt viene da una famiglia in cui il prendersi cura degli altri è quasi una vocazione: il suo bisnonno era Sigmund Freud e suo padre il pittore Lucian Freud. Fin da giovane ha sviluppato una naturale capacità di ascolto e di consolazione, ma quando si è formata come terapeuta per il lutto ha capito quanto sia difficile quest’arte. La protagonista di Ti voglio bene, mi manchi, Ruth, è un’insegnante che fa da mentore a ragazze adolescenti, ma fallisce quando si tratta della figlia Eleanor, che ha lasciato casa a quindici anni ed è diventata tossicodipendente. Il rapporto tra madre e figlia segue uno schema prevedibile: Ruth cerca di aiutare Eleanor, che però respinge ogni tentativo di cura. Eleanor rimane ai margini del romanzo, una presenza sfuggente di cui sappiamo solo che soffre. Per Ruth, essere madre di una tossicodipendente diventa una forma di amore non corrisposto.
Jane Hu, **
**The New Yorker
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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati