◆ Mentre la guerra infuria nel resto della regione, continuano gli attacchi e gli sfollamenti nel nord della valle del Giordano, dove le comunità palestinesi subiscono le pressioni crescenti dei coloni e dell’esercito israeliani, scrive il sito +972 Magazine, secondo il quale nelle ultime settimane gli abitanti di almeno quattro villaggi della Cisgiordania sono stati costretti a lasciare le loro case. La mattina presto del 15 marzo a Tammun una famiglia di quattro persone – il padre Ali Khaled Bani Odeh, 37 anni, la madre Waad, 35, e i due figli Mohammad e Othman, di 7 e 5 anni – è stata uccisa a colpi di arma da fuoco da una pattuglia di soldati israeliani. Erano a bordo della loro auto e stavano tornando da una gita a Nablus per comprare abiti nuovi in vista della festa per la fine del Ramadan. “Abbiamo ucciso dei cani”, ha sentito dire Khaled, 12 anni, dopo che lo hanno tirato fuori dall’auto, riporta il sito Middle East Eye. Khaled è sopravvissuto all’attacco insieme al fratello minore, Mustafa, 8 anni (nella foto, ai funerali dei genitori e dei fratelli). Il 17 marzo le Nazioni Unite hanno esortato Israele a bloccare l’espansione degli insediamenti di coloni in Cisgiordania, evocando lo spettro della “pulizia etnica”: secondo un recente rapporto dell’alto commissariato per i diritti umani, nel periodo compreso tra il novembre 2024 e l’ottobre 2025, più di 36mila palestinesi sono stati mandati via con la forza dalle loro case. ◆Il 15 marzo, scrive il quotidiano libanese An Nahar, si è tenuto al Cairo un incontro – il primo a essere reso pubblico dopo l’inizio della guerra in Iran – tra i rappresentanti di Hamas e gli inviati del Consiglio di pace, creato dal presidente statunitense Donald Trump, “nel tentativo di mantenere il cessate il fuoco nella Striscia”. Lo stesso giorno raid aerei israeliani nel centro di Gaza hanno ucciso 12 palestinesi.
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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 25. Compra questo numero | Abbonati