Il ponte Qasmiye, Libano, 22 marzo (Kawnat Haju, Afp/Getty)

Israele ha portato avanti la sua offensiva sul sud del Libano, che ha causato 1090 morti, quasi tremila feriti e più di un milione di sfollati. Gli aerei israeliani hanno bombardato i ponti che collegano il Libano meridionale al resto del paese e hanno distrutto la principale autostrada che attraversa il paese. Il 25 marzo Human rights watch ha accusato Israele di usare munizioni al fosforo bianco. Il ministro della difesa israeliano Israel Katz aveva detto il giorno prima che il suo esercito prenderà il controllo del territorio libanese fino al fiume Litani, che dista una trentina di chilometri dal confine tra i due paesi, per creare una zona cuscinetto. “Le dichiarazioni di Katz dimostrano che Israele vuole applicare il modello usato a Gaza”, scrive il sito Al Modon. “Katz ha paragonato l’invasione del sud del Libano, dove vive la maggioranza della popolazione sciita, a quanto è successo a Rafah e a Beit Hanun, due città della Striscia rase al suolo. Colpire i ponti sul Litani significa tagliare le arterie che collegano il Libano meridionale al resto del paese, non solo per aumentare la pressione militare, ma anche per strangolare economicamente l’area”. Secondo il giornale, lo scenario che si presenta è simile a quello delle alture del Golan, al confine tra Israele e Siria, occupate da Tel Aviv dal 1967. Intanto, scrive Al Akhbar, il governo libanese prova a dissociarsi il più possibile dall’organizzazione sciita Hezbollah, e per questo ha espulso l’ambasciatore iraniano, un gesto apprezzato da Tel Aviv. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati