Laurence e Max hanno permesso a Charlie, la figlia di cinque anni, di fare il bagno nuda nel lago, e vengono aggrediti dal proprietario del campeggio, furibondo: “Vestite subito questa bambina o ve ne andate!”, urla. I giovani genitori restano paralizzati. La madre è turbata da un indefinito senso di colpa, il padre perde rapidamente la calma e il soggiorno idilliaco finisce appena cominciato. Max vuole ripartire subito, nonostante la notte che cala e un temporale che si avvicina. Lasciano il campeggio tra i lampi, sbagliano strada, non riescono né ad avanzare né a tornare indietro, finché non sentono un grido, come una richiesta di aiuto. Siamo solo a pagina 23 e la vita di questa famiglia non smetterà mai di precipitare nel terrore e nella tragedia. La scrittrice canadese Andrée A. Michaud mette in campo tutti gli elementi per suscitare ansia e far salire la tensione. Poi una seconda parte del romanzo fa da contrappunto. Quattro anni dopo quella notte folle, ritroviamo Laurence e sua figlia Charlie in una riunione di famiglia che dovrebbe riportare la calma. Ma la romanziera non nutre alcuna fiducia nella natura umana e il finale del libro, potente e tragico, lo dimostra ancora una volta. Tutto è studiato con cura, orchestrato con grande maestria. Acque dolci è un romanzo noir, un thriller, una fiction psicologica: un grande libro.
Christine Ferniot, Libération

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati