Se di Rebetiko _abbiamo già scritto al momento della prima uscita nel 2011 (Internazionale 873) e poco tempo fa per la sua lussuosa riedizione (Internazionale 1660), ecco ora il seguito declinato al femminile, non meno straordinario di quel capolavoro della memoria fondato su un minimalismo potentissimo. Rappresentazione perfetta della vita intesa come grande teatro, o meraviglioso teatrino (pantomima), e prova ulteriore della prossimità del fumetto con il teatro, più che con il cinema. La fotografia di questi respinti ed emarginati di origine turca nell’Atene degli anni trenta, sotto la dittatura ottusa del generale Metaxas, perseguitati perché la loro musica gioiosamente suonata nelle situazioni e nei luoghi più svariati è troppo anarchica e soprattutto meticcia, si sposta completamente nel punto di vista. _Rebetiko _si svolgeva in un giorno e una notte tra musicisti maschi; il seguito, su più giorni, mette invece in primo piano le musiciste-cantanti. Le due protagoniste, in contrapposizione tra loro ma profondamente legate, sono Beba, la bellissima cantante, e la più giovane Marika, contestatrice, ribelle che sogna di andare negli Stati Uniti. A loro si aggiunge la ristoratrice Katina, meno avvenente ma a suo modo seducente e vera regista della resistenza dell’intero gruppo. Grazie alle donne la rappresentazione si fa perpetua, a oltranza. E per questo loro aprono e chiudono _Rebetissa.
Francesco Boille

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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati