Nel 2016 l’afrobeats, termine che racchiude vari stili di musica dance dell’Africa occidentale, si è imposto nella cultura pop globale grazie a collaborazioni come quella tra Wizkid e Drake e al successo di artisti come Burna Boy. Dopo dieci anni di crescita, però, gli addetti ai lavori segnalano un momento di difficoltà. Olabode Otolorin, discografico della Mavin Records, parla di una fase “pericolosa” per il genere, mentre artisti come Omah Lay riconoscono un calo dell’impatto internazionale rispetto agli anni tra il 2020 e il 2024. Dopo l’esplosione del 2021-2023, con successi globali come Calm down di Rema, l’afro­beats sembrava inarrestabile, contribuendo a diffondere la cultura africana nel mondo.

Oggi però le classifiche internazionali registrano meno presenze africane, i tour vengono cancellati e anche le collaborazioni con star occidentali ottengono risultati modesti. Sul piano musicale il genere è in trasformazione: dopo l’influenza dell’amapiano, si registra incertezza su quale direzione seguire. Alcuni analisti ritengono che il successo globale sia stato in parte una “bolla” favorita dalla pandemia e dal ruolo delle diaspore africane. Inoltre la crescita del conservatorismo in occidente e la crisi economica in paesi come la Nigeria incidono negativamente. Nonostante tutto una nuova scena underground sta guadagnando spazio tra i festival africani e spinge per il rinnovamento.
Chibuzo Emmanuel, The Guardian

Burna Boy (dr)

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati