Nel 2021 l’Australia Orientale si trovava alle prese con una proliferazione straordinaria di topi che devastavano colture e comunità. Questa crisi è solo una delle tre “visitazioni” che arrivano alla porta della narratrice senza nome di Devozione, un’atea sulla sessantina che ha lasciato il marito e la sua carriera di biologa della conservazione a Sydney per vivere in un convento vicino alla sua città di origine, nel Nuovo Galles del Sud. La seconda è una bara che contiene le ossa di suor Jenny, una monaca scomparsa vent’anni prima dopo aver abbandonato il convento per gestire un rifugio per donne a Bangkok. La terza è una compagna di scuola d’infanzia, Helen Parry, che la narratrice un tempo tormentava e che nel frattempo è diventata anche lei una suora. Attivismo, rinuncia, espiazione, grazia: in questo romanzo nessuno di questi percorsi è più sacro degli altri; Wood è più interessata a osservare la ricerca stessa della sacralità da parte degli esseri umani.
Lauren Christensen, The New York Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati