Il romanzo storico di Anna Griva ci porta in Grecia, durante gli eccidi della rivoluzione del 1821, per poi condurci a Washington nel 1827 negli anni turbolenti in cui la questione della schiavitù sconvolgeva la società statunitense. La protagonista è Garifalià (personaggio ispirato alla reale Garifalià Michalvei, riscattata dalla schiavitù dall’americano Joseph Langdon). Nel romanzo la compra il diplomatico Philip Curtis per condurla poi a Wash­ington, tra le braccia di una famiglia progressista e apertamente contraria allo schiavismo, cosa che la pone in contrasto con la società locale. Garifalià si lega a Louise, la figlia primogenita, e a una schiava nera, Josephine, cresciuta al servizio di un padrone spietato, che non crede possa esistere alcuna soluzione pacifica al problema della schiavitù. Progressivamente Josephine diventa un perno fondamentale per gli sviluppi di una trama incalzante che attraversa la seconda parte del libro, intrecciando i destini dei personaggi. Questa straziante ingiustizia non riguarda solo gli schiavi deportati dall’Africa, ma anche i popoli autoctoni del continente, come l’indiana Tituba, che, in chiusura del libro, ci ricorda l’enorme crimine dei coloni. La schiava greca è un mosaico appassionante delle vicende storiche europee e americane del diciannovesimo secolo, nonché un approfondimento psicologico dell’esperienza della schiavitù e della passione degli esseri umani per la libertà.
Markos Dendrinos, Efimerida ton Syntakton

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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati