In una piccola città portuale vicina alla zona demilitarizzata che divide le due Coree, un gruppo di cacciatori trova un bue orribilmente mutilato. Un agente della polizia locale si mette in cerca di quello che immagina essere un animale selvaggio ma che si rivela un mostro furioso. Rifacendosi ai classici film di mostri, mediato da un commento politico e sociale, il film collega il particolare al cosmico intrecciando diversi generi (dal thriller alla fantascienza, passando per l’horror e il film catastrofico). In ogni film di mostri, poi, la credibilità si fonda sull’apparizione della creatura e Hope da questo punto di vista è un capolavoro poetico quanto i suoi numi tutelari, King Kong (1933) e Predator (1987). Mathieu Macheret, Le Monde

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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 85. Compra questo numero | Abbonati