Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione in Armenia, se il tasso di selezione di genere prenatale resterà così alto, entro il 2060 non nasceranno 93mila bambini semplicemente perché sarebbero femmine: “Nel paese il ricorso all’aborto selettivo di genere può essere ricondotto a vari fattori, tra cui la struttura patriarcale della società, il contesto socioeconomico e le tensioni militari con l’Azerbaigian, culminate nel conflitto armato per il Nagorno Karabakh”, spiega la fotografa Cinzia Canneri, che tra il 2025 e il 2026 ha realizzato il progetto The missing girls. Canneri ha raccolto le storie di alcune donne a cui è stato imposto di interrompere la gravidanza quando hanno scoperto di aspettare una bambina. Negli ultimi anni il fenomeno si è attenuato grazie a politiche pubbliche e cambiamenti sociali, ma non è scomparso del tutto, soprattutto nelle aree rurali: “In queste zone il parto avviene sotto la supervisione dei suoceri, che si occupano di garantire la nascita di un bambino sano. Il figlio maschio potrebbe provvedere al sostentamento non solo della famiglia ma anche del proprio paese attraverso il servizio di leva militare”, continua Canneri.
Da uno studio della onlus World vision dedicato alle preferenze di genere è emerso che in Armenia molte donne che aspettano delle bambine affrontano la gravidanza, il parto e il periodo postpartum senza il supporto emotivo o materiale delle loro famiglie, perché sono considerate responsabili di non aver concepito un figlio maschio. ◆
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Il progetto fa parte di un’indagine condotta da Cinzia Canneri e Sabrina Pisu con il supporto del Journalismfund Europe.
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 64. Compra questo numero | Abbonati