Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione in Armenia, se il tasso di selezione di genere prenatale resterà così alto, entro il 2060 non nasceranno 93mila bambini semplicemente perché sarebbero femmine: “Nel paese il ricorso all’aborto selettivo di genere può essere ricondotto a vari fattori, tra cui la struttura patriarcale della società, il contesto socioeconomico e le tensioni militari con l’Azerbaigian, culminate nel conflitto armato per il Nagorno Karabakh”, spiega la fotografa Cinzia Canneri, che tra il 2025 e il 2026 ha realizzato il progetto The missing girls. Canneri ha raccolto le storie di alcune donne a cui è stato imposto di interrompere la gravidanza quando hanno scoperto di aspettare una bambina. Negli ultimi anni il fenomeno si è attenuato grazie a politiche pubbliche e cambiamenti sociali, ma non è scomparso del tutto, soprattutto nelle aree rurali: “In queste zone il parto avviene sotto la supervisione dei suoceri, che si occupano di garantire la nascita di un bambino sano. Il figlio maschio potrebbe provvedere al sostentamento non solo della famiglia ma anche del proprio paese attraverso il servizio di leva militare”, continua Canneri.

Da uno studio della onlus World vision dedicato alle preferenze di genere è emerso che in Armenia molte donne che aspettano delle bambine affrontano la gravidanza, il parto e il periodo postpartum senza il supporto emotivo o materiale delle loro famiglie, perché sono considerate responsabili di non aver concepito un figlio maschio. ◆

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Nerkin, provincia di Getashen, 2025. Una medium predice a una coppia la possibilità della nascita di un bambino maschio sano.
nel 2011 a Marine Gregorian (nella foto con la figlia, nel 2025) è stato detto che il figlio che aveva appena partorito aveva una malformazione. Su pressione dei medici e del suocero è stata costretta a firmare dei documenti che hanno poi portato all’adozione del bambino. Durante il suo secondo matrimonio, quando ha scoperto di aspettare una figlia femmina, ha scelto di partorire in un ospedale che conosceva e di cui si fidava, con il supporto del marito. In Armenia è in corso un processo su un presunto traffico di adozioni illegali avvenuto tra il 2005 e il 2019. Secondo le indagini, medici e intermediari avrebbero fatto pressione affinché le madri rinunciassero ai propri neonati dicendo a queste donne che i bambini avevano gravi problemi di salute. Molti di quei bambini sarebbero poi stati adottati illegalmente all’estero.
Ayrum, maggio, 2026. Anahit, 37 anni, con le figlie Valentina e Mari, di sei e quattro anni. Anahit ha sei figli. Molte famiglie scelgono di avere tanti bambini perché lo stato incentiva le nascite con dei sussidi. Spesso però le stesse famiglie s’impoveriscono e non riescono a sostenersi adeguatamente.
orfanotrofio di Gyumri, provincia di Shirak, dicembre 2025. Nella struttura ci sono venti bambine e otto maschi.
Erevan, dicembre 2025. Anahit, 35 anni, Lusine, 45, Anahit, 48, e Anna, 43, sono amiche che s’incontrano per condividere le proprie esperienze. Si riuniscono nella casa di Anna (la donna che sta allattando) per provare a sviluppare nuove forme di autonomia, sia personale sia politica.

Il progetto fa parte di un’indagine condotta da Cinzia Canneri e Sabrina Pisu con il supporto del Journalismfund Europe.

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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 64. Compra questo numero | Abbonati