Il 21 maggio la premier dell’Alberta, la conservatrice Danielle Smith, ha indetto un referendum consultivo a ottobre per decidere se la provincia continuerà a far parte del Canada o se avviare un procedimento che potrebbe portare a un secondo referendum, questa volta vincolante, per l’indipendenza.
“Negli ultimi anni il movimento separatista si è consolidato nella provincia, che ha ricchi giacimenti di petrolio, e di recente 300mila persone hanno firmato una petizione per chiedere un referendum per l’indipendenza”, ha affermato la Bbc.
L’emittente britannica ha riferito che all’inizio di maggio un giudice aveva dichiarato illegittima la petizione perché non erano state consultate le comunità indigene della provincia, le cui terre sarebbero coinvolte in un’eventuale secessione dal Canada. Ma Smith, personalmente contraria all’indipendenza dell’Alberta, ha indetto comunque la consultazione sostenendo di voler rispettare la volontà popolare.
“Il movimento separatista è guidato da Mitch Sylvestre, proprietario di un negozio di armi a Bonnyville, e da Jeffrey Rath, un avvocato di Calgary. Entrambi fanno parte del gruppo Alberta prosperity project, secondo cui la crescita economica della provincia è ostacolata dai governi liberali che si sono susseguiti a Ottawa”, ha riferito la Bbc.
“In particolare, molti indipendentisti osteggiano le politiche ambientali che, secondo loro, hanno impedito la costruzione di oleodotti nella provincia, tradizionalmente di orientamento conservatore”, ha aggiunto, sottolineando che alcuni esponenti del movimento vorrebbero un’annessione dell’Alberta agli Stati Uniti.
“Un bluff pericoloso”
Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato il 25 maggio che il referendum di ottobre, pur non essendo vincolante, costituisce “un bluff pericoloso”, ha riferito la Reuters.
“Ho vissuto in prima persona quanto accaduto nel Regno Unito nel 2016. Dieci anni dopo stanno ancora cercando di rimettere insieme i cocci di un voto di cui non avevano valutato a fondo le conseguenze”, ha aggiunto il premier (che all’epoca era governatore della banca d’Inghilterra), riferendosi alla Brexit.
Secondo il quotidiano canadese The Globe and Mail, un Alberta indipendente andrebbe incontro a gravi ripercussioni economiche, e finirebbe per diventare il 51° stato degli Stati Uniti.
“Proviamo a immaginare che questa ‘Albexit’ si concretizzi, anche se al momento appare altamente improbabile”, ha scritto Tony Keller sul Globe and Mail. “Non penso che persone sane di mente possano davvero pensare che l’Alberta esporterebbe più petrolio o attirerebbe più investimenti nel settore. Se costruire un oleodotto che arrivi fino alla costa è già difficile ora che la provincia fa parte del Canada, lo sarebbe infinitamente di più se diventasse uno staterello senza sbocco sul mare”.
“Da un’analisi condotta dall’economista Trevor Tombe dell’università di Calgary è emerso che un’Alberta indipendente subirebbe forti riduzioni del pil, della produttività e dell’occupazione. Come ha capito a sue spese il Regno Unito, passare da un sistema di libero scambio a uno caratterizzato da frontiere e barriere commerciali comporta costi significativi e permanenti”, ha aggiunto.
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L’Economist ha sottolineato che rispetto all’anno scorso i sostenitori del movimento separatista sono in calo, dopo aver raggiunto un picco del 47 per cento nel maggio 2025.
“Tra i motivi del calo ci sono le relazioni tra il movimento e Donald Trump”, ha spiegato il settimanale britannico. “Alcuni leader separatisti hanno cercato di ottenere il sostegno del presidente statunitense, sfruttando il suo desiderio di ottenere nuovi territori. L’anno scorso Rath aveva dichiarato a Fox News che l’Alberta potrebbe entrare a far parte di un’unione economica con gli Stati Uniti o addirittura diventare il 51° stato, un’ipotesi sgradita anche ai più accaniti sostenitori della secessione”.
Secondo un sondaggio recente, citato dall’emittente pubblica canadese Cbc, il 60 per cento degli intervistati è favorevole alla permanenza nel Canada, mentre il 35 per cento vorrebbe l’avvio di un procedimento che potrebbe portare a un referendum per l’indipendenza, oltre a un 5 per cento di indecisi. Nell’eventualità di un referendum vincolante, i contrari all’indipendenza salirebbero al 67 per cento e i favorevoli scenderebbero al 30 per cento.
La Cbc ha precisato che da un punto di vista legale una provincia non può comunque proclamare unilateralmente la sua indipendenza dal Canada.
“In base a una sentenza della corte suprema del 1998 e al successivo Clarity act, che hanno fatto seguito al referendum fallito del 1995 sulla secessione della provincia francofona del Québec, una consultazione popolare non è sufficiente ed è necessario un processo negoziale tra la provincia in questione e il governo federale”, ha sottolineato.
Simon Dunaway
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