Questo memoir, il racconto di una donna che ha trascorso l’infanzia tra la Palestina e l’Italia, mostra come i genitori dell’autrice siano riusciti a mantenere vivo un matrimonio amorevole contro ogni previsione. La madre italiana di Sabrin Hasbun, Anna, e il padre palestinese, Rami, s’incontrarono a Firenze, dove lui studiava arte e lei si formava come infermiera. Hasbun ripercorre i primi anni della coppia, il corteggiamento e il matrimonio: il desiderio di “una vita più grande” e l’impegno del padre verso l’arte come forma di resistenza. Oggi residente nel Regno Unito, Hasbun è nata a Ramallah nel 1989, durante la prima intifada. Due anni dopo, nel clima repressivo seguito alla rivolta, la richiesta di permesso di soggiorno presentata da Anna fu respinta e la donna tornò in Italia con i figli. Rami la raggiunse quasi subito. Poi, dopo gli accordi di Oslo del 1993, Rami rientrò a Ramallah per lavorare ai suoi progetti artistici. Hasbun e i suoi fratelli sono cresciuti tra la Palestina e l’Italia, andando a trovare il padre ogni volta possibile. L’autrice esplora come il matrimonio dei genitori sia riuscito a sopravvivere a queste lunghe separazioni. Oltre a fare i conti con la propria identità (“il desiderio di appartenere a un luogo e al tempo stesso di essere altrove”), Hasbun restituisce con efficacia cosa significhi vivere sotto un’occupazione permanente. “La violenza non ti sorprende… cambia solo d’intensità”.
Lucy Popescu, The Observer

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati