Vince Staples non è religioso, ma nel suo nuovo album usa l’immaginario della fede per raccontare la nostra sistematica delusione. Nei precedenti lavori il rapper californiano si era concentrato sulle sue esperienze personali. In Cry baby esce allo scoperto, riversando la sua rabbia nei confronti della cultura statunitense. Il singolo Blackberry marmalade è un esempio di questo concetto. Da un punto di vista sonoro è carico di tensione e con un ritmo serrato; le chitarre distorte e la batteria incalzante lo trascinano verso vette frenetiche. Staples interpreta la canzone con un fervore che si armonizza perfettamente con la musica. Il video della canzone è girato in prima persona, dal punto di vista dell’autore di una sparatoria di massa. Sebbene il video sia inquietante, mette a nudo le abitudini radicate del paese. Alla fine l’artista condivide una citazione di Martin Luther King: “Quindi la domanda non è se saremo estremisti, ma che tipo di estremisti saremo”. Oltre a mettere in discussione la religione, il rapper usa il disco per rivolgersi alla sua comunità. Attraverso brani intensi che riflettono le dure esperienze dei neri statunitensi, condivide la loro lotta e incoraggia a ribellarsi. È proprio la sua preoccupazione per il futuro degli afroamericani e per il futuro degli Stati Uniti a renderlo una voce così gradita in mezzo al caos. Non occorre avere fede per credere nella rivoluzione di Vince Staples.
Kiana Fitzgerald, Consequence of Sound
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati