“Un incidente imperdonabile”. Con queste parole la Starbucks Korea, gestita su licenza dell’azienda statunitense dalla sudcoreana Shinsegae Group, ha annunciato la chiusura temporanea di più di duemila negozi (con perdite stimate per 1,5 milioni di dollari) per permettere allo staff, incluso il presidente (nella foto), di seguire lezioni di storia coreana moderna e di “sensibilità sociale”. La decisione è arrivata dopo le proteste suscitate da un’iniziativa promozionale della catena per il 18 maggio: uno sconto sui bicchieri modello “tank”(in inglese “serbatoio”, ma anche “carro armato”) per il “Tank day”. Ma quel giorno era l’anniversario del massacro di Gwangju (per dieci giorni nel maggio 1980 i paramilitari repressero nel sangue le proteste contro il dittatore Chun Doo-hwan) e la catena ha usato anche lo slogan “sbattilo sul tavolo con un ‘tak!’”, una frase che nei coreani rievoca la tortura e l’omicidio di un attivista democratico per mano della polizia nel 1987 (inizialmente gli agenti dichiararono che il ragazzo era collassato dopo che chi lo interrogava aveva “semplicemente dato un colpo – tak – alla scrivania”). Lo slogan, scrive Donga Ilbo, era stato suggerito dall’intelligenza artificiale.
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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati