Questo album mette in luce le differenze fondamentali tra questi due lavori, la Fantasia Wanderer nella trascrizione per piano e orchestra di Liszt e la Fantasia da concerto op. 56 di Čajkovskij. Sono due pezzi che vorremmo sentire più spesso, soprattutto se sono eseguiti e registrati a questo livello. È uno di quei dischi dove tutti i musicisti sono in perfetta sincronia dall’inizio alla fine ed è evidente che si stanno godendo la performance. Il pianista Lukas Geniušas, uno dei talenti più brillanti della sua generazione, porta grande varietà di tocco e colore a entrambi i lavori, per esempio nel delizioso jeu perlé della sezione Contrastes di Čajkovskij o nei passaggi di bravura lisztiani di Schubert, affrontati con disinvolto distacco. Un momento riuscito è l’inizio della Wanderer, con l’orchestra di San Gallo che ha quasi l’aria di chiedersi se è al sicuro dopo il frastuono scatenato del finale di Čajkovskij, prima che il direttore Modestas Pitrėnas aumenti la tensione fino al trionfante finale. Abbiamo già un candidato per i premi di disco dell’anno.
Jeremy Nicholas, Gramophone

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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati