Uno “strumento a nove corde”: è così che Mario Brunello descrive l’inedita combinazione di due violoncelli piccoli – uno a quattro corde, l’altro a cinque – con cui interpreta insieme a Mauro Valli tre opere di Bach per strumento solista: la sonata e la partita n. 3 per violino e la suite n. 5 per violoncello. Il punto di partenza sono le trascrizioni per clavicembalo che Gustav Leon­hardt realizzò di queste opere, e soprattutto la filosofia che le ispirava: dare voce a linee contrappuntistiche implicite, arricchire le armonie o prolungare risonanze che lo strumento a quattro corde non permette. La musica si esprime così con una pienezza accattivante, come dimostrano il preludio della sonata n. 3, con le armonie opulente e le voci moltiplicate, e quello della partita n. 3, di un’esuberanza quasi orchestrale. Divise tra i due strumenti, le linee del contrappunto (fuga della sonata n. 3 e preludio della suite n. 5) acquistano un carattere più trasparente. C’è poco da dire su Brunello, che già conosciamo come eccellente interprete di questo repertorio. Qui agisce in simbiosi con Mauro Valli, grazie alla libertà concessa ai due musicisti dall’amore e dalla conoscenza di questa musica.
Stefano Russomanno, Scherzo

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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati