Seduta sull’erba sotto le chiome degli alberi, avvolta dall’oscurità, Janis strappa un ciuffo d’erba e lo lancia verso la sua amica. “Qui c’è ancora qualcosa di fresco!”, esclama. È passata la mezzanotte e fanno ancora 31 gradi nel parco delle Buttes-Chaumont, a Parigi, uno degli spazi verdi che accolgono gli insonni nelle notti più calde mai registrate in Francia.
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Janis Sahraoui, 37 anni, e la sua amica Antonia R., 31 anni, preferiscono passare la notte sotto un albero piuttosto che restare nei loro appartamenti angusti e asfissianti, tormentate da temperature tropicali. Antonia vive in un piccolo appartamento in un edificio isolato male “dove ci sono 46 gradi e dormire è impossibile. Non volevo comprare un condizionatore, ma a un certo punto non ho avuto scelta. In questi giorni ho provato a trovarne uno, ma sono esauriti o carissimi”, si lamenta.
Il caldo estremo di questi giorni ha messo in luce le tante debolezze dell’Europa di fronte al clima. Oltre a costituire una grave minaccia per la salute, soprattutto dei più anziani, l’aumento delle temperature ha evidenziato gravi mancanze nei trasporti, nella sanità, nelle scuole, negli alloggi e nella capacità di garantire le condizioni essenziali per una vita confortevole.
È la dimostrazione di una palese incapacità di adattarsi al cambiamento climatico, che provocherà ondate di caldo sempre più intense. “Ci stiamo adeguando, ma non abbastanza rapidamente”, spiega Pedro Zorrilla, responsabile per il cambiamento climatico di Greenpeace Spagna. Secondo lui l’aumento delle temperature estreme è uno dei segni più evidenti che dobbiamo prepararci al riscaldamento del pianeta, ma ce ne sono altri meno ovvi. “È uno degli effetti più chiari, eppure non riusciamo a reagire neanche a questo”, dice.
Gli ultimi giorni roventi hanno evidenziato la mancanza di preparazione dei paesi del nord, più abituati al freddo. Secondo un rapporto pubblicato a febbraio dall’Agenzia europea per l’ambiente, intitolato “Surriscaldati e impreparati”, è fondamentale combattere le alte temperature all’interno delle case: agire sulle norme, sui codici edilizi e sui sistemi di ventilazione o refrigerazione promuovendo le soluzioni con il minore impatto ambientale.
Da un sondaggio online realizzato su un campione di 27mila persone nei 27 paesi dell’Unione europea emerge che Lettonia e Germania hanno le percentuali più elevate di abitazioni senza aria condizionata e ventilatori, rispettivamente 88 e 85 per cento.
La ricerca evidenzia anche la mancanza di spazi refrigerati vicini agli edifici residenziali, e avverte che l’isolamento delle pareti e dei tetti, comune nei paesi del nord per proteggersi dal freddo, in condizioni di caldo estremo può favorire il surriscaldamento se manca un’adeguata climatizzazione.
L’ondata di caldo che ha colpito Parigi ci ha offerto immagini insolite, come le sponde del Canal Saint-Martin affollate da persone disposte a tuffarsi nelle acque torbide in cui di solito è vietata la balneazione, o i parchi eccezionalmente aperti di notte e affollati di parigini insonni.
Il caldo estremo, paragonabile a quello vissuto dalla Francia nel 2003 (che durò due settimane e provocò 15mila morti), ha paralizzato gran parte del paese: le scuole sono state chiuse, gli esami sono stati cancellati e gli orari di lavoro sono stati modificati. Un treno su dieci è stato soppresso a causa di avarie negli impianti di condizionamento o di problemi sulla linea. I luoghi più visitati, dalla torre Eiffel al museo del Louvre, hanno modificato l’orario di apertura.
Il governo di Parigi, sommerso dalle critiche per non aver saputo approntare misure più efficaci, ha ammesso che il paese non è attrezzato per queste temperature. “Bisogna superare l’idea che l’aria condizionata ovunque sia la risposta giusta. Installare condizionatori in tutti gli ambienti non è una soluzione ottimale”, ha dichiarato la ministra della sanità Stéphanie Rist quando le è stato chiesto di commentare l’impreparazione negli ospedali.
Secondo il Centro scientifico e tecnico dell’edilizia (Cstb) in Francia circa dieci milioni di abitazioni, la metà del totale, non sono adatte a temperature così alte. Si tratta di edifici vecchi, costruiti con materiali non isolanti e mai ristrutturati. A Parigi, per esempio, tre tetti su quattro sono fatti di zinco, che assorbe e conduce il calore.
Lo sanno bene Charline Thevenin e suo marito, che vivono con due figli di otto e di un anno all’ultimo piano di un palazzo dell’ottavo arrondissement della capitale, sotto un tetto di zinco. Negli ultimi giorni, più che vivere, la famiglia Thevenin ha cercato di sopravvivere. Charline racconta che nell’appartamento ci sono 38 gradi e che ha dovuto chiedere alla baby-sitter di tenere la figlia a casa sua. Charline lavora in banca e il pomeriggio porta con sé il figlio in ufficio. “In classe ci sono 35 gradi, ma se ne percepiscono 40. Preferisco che salti le lezioni piuttosto che farlo vivere in quelle condizioni”, spiega.
Più di 13mila scuole hanno dovuto modificare gli orari o chiudere. Quando l’ondata di calore era ancora agli inizi, il sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire ha annunciato che avrebbe acquistato 1.200 condizionatori da installare nei seicento istituti della capitale, ma ha sottolineato che si trattava di una soluzione temporanea.
“Nella scuola di mio figlio c’è una zona climatizzata solo per 15 classi” spiega Charline. “Durante l’ondata di caldo di maggio noi genitori avevamo deciso di comprare i condizionatori pagandoli di tasca nostra, ma il comune ce lo ha impedito. Ora hanno cambiato idea, ma è troppo tardi. Gli apparecchi sono esauriti ovunque. Mi ricorda i tempi della pandemia, quando ci siamo accorti che servivano le mascherine solo quando non ce n’erano più”.
In Germania, dove è stata registrata la temperatura notturna più alta di sempre (26,2 gradi a Bad Bergzabern, in Renania-Palatinato), il caldo è stato asfissiante sui mezzi di trasporto, negli ospedali e nelle case. La maggior parte degli edifici tedeschi non ha aria condizionata né persiane. Sono stati cancellati eventi e attività culturali, come la fiera del libro di Berlino. Molte scuole hanno deciso di ridurre le ore di lezione. Alcuni tratti dell’autostrada tra Berlino e Hannover sono stati chiusi nel timore che l’asfalto cedesse.
“A Berlino ci sono moltissimi edifici che hanno più di cent’anni, sprovvisti di persiane”, spiega Zeno, che vive con la moglie e due figli piccoli nel quartiere di Kreuzberg. “Quando la luce colpisce una finestra, si produce un autentico effetto serra”. Nonostante tutto, Zeno riconosce di essere “fortunato”, perché gli alberi davanti al suo appartamento offrono un minimo di protezione. Queste cose non sorprendono i tedeschi, ma lasciano perplessi gli stranieri. “Mi ha stupito quando sono arrivato qui a Berlino quattro anni fa e ancora oggi mi sembra strano, perché vengo da una città del sud dell’Ucraina dove l’aria condizionata è abbastanza comune”, racconta Ihor, 41 anni, che vive con la compagna nel quartiere di Reinickendorf in una casa antica. “Inoltre da noi i negozi sono aperti per tutto il fine settimana, e se hai bisogno di rinfrescarti puoi andare lì. Qui invece la domenica è tutto chiuso”.
In Germania le vacanze scolastiche non erano ancora cominciate e molte scuole hanno deciso di applicare la normativa conosciuta come Hitzefrei: se alle undici del mattino la temperatura in aula supera i 25 gradi, l’istituto può decidere di ridurre le ore di lezione.
Sono stati vietati i barbecue, e perfino alcuni Biergarten, le famose birrerie all’aperto, hanno chiuso i battenti. “La cella frigorifera e il sistema di refrigerazione sono al limite! Nella sala di servizio abbiamo raggiunto i 55 gradi. Vi ringraziamo per la vostra comprensione”, si legge su un cartello all’entrata del Biegerpark di Duisburg.
Neanche gli ospedali sono preparati. Nel 2024 l’Associazione tedesca degli ospedali (Dkg) ha chiesto a 289 strutture se avessero adottato le misure contro il caldo estremo. Il 60 per cento ha risposto di no. Molti dirigenti si sono giustificati con la mancanza di fondi. Diversi ospedali sono stati costruiti quando le ondate di caldo erano ancora un’eccezione, quindi non hanno sistemi di climatizzazione, tranne in spazi specifici come la terapia intensiva o le sale operatorie. L’ospedale Charité di Berlino ha elaborato una “mappa del calore” per capire quali aree si riscaldano più rapidamente e quali sono i luoghi freschi in cui potersi rifugiare.
Nel Regno Unito, dove è stata raggiunta la temperatura più alta nella storia per il mese di giugno (36,9 gradi a Wattisham, nel Suffolk), il caldo ha provocato il caos. Su gran parte della rete ferroviaria la segnaletica e le infrastrutture non sono adatte alle temperature estreme. Molti treni sono stati cancellati e altri hanno subito ritardi perché la loro velocità è stata limitata. La maggioranza delle scuole è rimasta chiusa. Solo pochi istituti hanno un sistema di climatizzazione o raffrescamento, anche se il governo ha accelerato un programma per rinnovare le strutture.
Il 90 per cento degli ospedali britannici non è attrezzato per gestire condizioni di caldo estremo. Molti hanno chiesto ai cittadini di rivolgersi ai servizi di emergenza solo in caso di effettiva necessità. Chi è costretto a recarsi in ospedale è invitato a non portare con sé molti accompagnatori, perché ogni persona in più contribuisce a far salire la temperatura negli edifici. Sui treni della metropolitana e sugli autobus di Londra il caldo è stato insopportabile, anche perché solo il 20 per cento dei vagoni ha l’aria condizionata. Nelle ore di punta la sofferenza dei passeggeri era evidente, soprattutto nelle stazioni più vecchie come Bakerloo, Jubilee, Victoria o Piccadilly.
I parchi della capitale britannica si sono riempiti di persone che cercavano un po’ d’aria e un po’ d’ombra, in fuga da appartamenti invivibili. Solo il 5 per cento dei nuovi edifici possiede sistemi di climatizzazione o è predisposto per installarli. Le case più vecchie, che a Londra sono molte, sono poco ventilate e quasi nessuna ha le persiane. Alle nove di sera, quando chiude il Queen’s Park, decine di persone si rifiutano di abbandonare l’unico luogo dove trovano un po’ di sollievo.
L’ondata di calore ha polverizzato tutti i record anche in Belgio (dove sono state toccate la temperatura diurna più alta di sempre a giugno e quella notturna più alta in assoluto), alimentando la rabbia contro il governo. Il quotidiano Le Soir ha scritto che il messaggio principale rivolto alla popolazione sembra essere: arrangiatevi. “Gli allarmi e i codici arancioni e rossi si susseguono, ma il primo ministro continua a essere del tutto invisibile mentre il ministro-presidente delle Fiandre osserva la situazione con indifferenza (‘Mi rifiuto di cedere all’allarmismo’) e il governo vallone è sparito dai radar. Per non parlare del ministro della difesa Theo Francken, diventato il paladino dell’irresponsabilità”. L’indignazione contro Francken è esplosa dopo che aveva deriso gli allarmi sulle temperature estreme all’inizio dell’ondata di calore: “Dopo due giorni di caldo siamo tutti in punto di morte. Ma da dove cacciano fuori questa roba i giornalisti? Godetevi il bel tempo e pensate a vivere”, aveva scritto il nazionalista fiammingo promettendo foto dalla sua “piscina, con una birra Stella bella fresca e il barbecue”. Queste parole gli si sono ritorte contro, non solo per i gravi effetti del caldo ma anche perché un attivista ha invitato i belgi a passare un fine settimana a casa di Francken, pubblicando l’indirizzo del ministro.
Il caldo intenso ha riportato a galla anche una vecchia questione legata a Bruxelles, dove diversi attivisti hanno organizzato tuffi di gruppo nelle fontane per ricordare che in città non esiste nemmeno una piscina pubblica all’aperto. ◆ as
Gli autori di questo articolo sono Raquel Villaécija, Almudena de Cabo, Silvia Ayuso, Rafa de Miguel e Clemente Álvarez.
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati