sembra una commedia romantica. Certo non si ride molto, ma la tematica è di grande intelligenza: l’asimmetria dei ruoli all’interno di una coppia e nello specifico nella maternità condivisa di due donne, Céline e Nadia, che si amano e aspettano il loro primo figlio, concepito tramite fecondazione assistita. Il film è ambientato nel 2014 quando, in Francia, non esisteva una procedura legale per il riconoscimento del bambino da parte della donna che non lo partorisce. Come un fantasma, Céline deve affrontare un estenuante processo di adozione per essere riconosciuta come madre. Deve trovare posto e legittimità, mentre la sua compagna sembra essere data per scontata. E così finisce per sentirsi vicina ai padri. E il film si rivela come commedia “procedurale”, un classico del cinema francese che riflette la fascinazione nazionale per la burocrazia. _Love letters _fila via tranquillo soprattutto grazie al carisma delle interpreti: Monia Chokri, una grintosa anti-Madonna originaria del Québec, e soprattutto la franco-svizzera Ella Rumpf, parimenti spensierata e tenebrosa. E poi Noémie Lvovsky che incanta con tutta la sua autorevolezza nel ruolo di una donna devastata. Evidente la sfida di Alice Douard, che vuole rivoluzionare la rappresentazione dell’amore e risultare comunque universale. Scrivendo a partire dalla sua esperienza personale, l’autrice cerca di educare e sedurre senza soccombere al sentimentalismo, di lanciare un appello all’amore con lo spirito di chi si avventura per la prima volta in terreni inesplorati. Sandra Onana, Libération

A prima vista Love letters sembra una commedia romantica. Certo non si ride molto, ma la tematica è di grande intelligenza: l’asimmetria dei ruoli all’interno di una coppia e nello specifico nella maternità condivisa di due donne, Céline e Nadia, che si amano e aspettano il loro primo figlio, concepito tramite fecondazione assistita. Il film è ambientato nel 2014 quando, in Francia, non esisteva una procedura legale per il riconoscimento del bambino da parte della donna che non lo partorisce. Come un fantasma, Céline deve affrontare un estenuante processo di adozione per essere riconosciuta come madre. Deve trovare posto e legittimità, mentre la sua compagna sembra essere data per scontata. E così finisce per sentirsi vicina ai padri. E il film si rivela come commedia “procedurale”, un classico del cinema francese che riflette la fascinazione nazionale per la burocrazia. Love letters fila via tranquillo soprattutto grazie al carisma delle interpreti: Monia Chokri, una grintosa anti-Madonna originaria del Québec, e soprattutto la franco-svizzera Ella Rumpf, parimenti spensierata e tenebrosa. E poi Noémie Lvovsky che incanta con tutta la sua autorevolezza nel ruolo di una donna devastata. Evidente la sfida di Alice Douard, che vuole rivoluzionare la rappresentazione dell’amore e risultare comunque universale. Scrivendo a partire dalla sua esperienza personale, l’autrice cerca di educare e sedurre senza soccombere al sentimentalismo, di lanciare un appello all’amore con lo spirito di chi si avventura per la prima volta in terreni inesplorati. Sandra Onana, Libération

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati