Parlare di una “crisi globale” della fiducia nella scienza è una semplificazione che può rivelarsi controproducente. Secondo un sondaggio condotto in 32 paesi, il 56 per cento degli intervistati si fida degli scienziati, secondi solo ai medici (58 per cento) e molto più avanti dei politici (15 per cento). Un altro studio recente mostra che la maggioranza dei cittadini vorrebbe che i ricercatori partecipassero di più alla vita pubblica e alle decisioni politiche. Ma i segnali di allarme non mancano. Negli Stati Uniti la fiducia nella scienza è sempre più polarizzata sul piano politico ed è in calo tra gli elettori repubblicani, soprattutto dopo la pandemia di covid. L’esitazione vaccinale ha contribuito al ritorno del morbillo in diversi paesi, tra cui Regno Unito, Spagna e Armenia. Il mondo accademico è spesso visto come un’élite distante dalla società, un’immagine amplificata da alcuni movimenti populisti. Per rafforzare il rapporto con i cittadini servono più dialogo, trasparenza sulle incertezze della ricerca ed empatia verso dubbi e preoccupazioni. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati