“Questa non è un’esercitazione, è un’allerta rossa”, ha dichiarato il 3 luglio il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk. Parlava della catastrofe in corso a El Obeid, nel Kordofan Settentrionale, in Sudan: i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) e i loro alleati stanno ammassando i loro uomini intorno alla città. Vent’anni fa, dopo il genocidio in Darfur, il mondo promise “mai più”. Ma la storia si sta ripetendo. Nel 2025 era stato lanciato l’allarme anche per la città di Al Fashir, nel Darfur Settentrionale, dove poi sono state uccise decine di migliaia di persone. Gli investigatori dell’Onu hanno rilevato i “segni distintivi di un genocidio”, tra cui le esortazioni a eliminare le comunità non arabe.

Dopo più di tre anni di guerra in Sudan i morti sono centinaia di migliaia. Quindici milioni di persone hanno abbandonato le loro case, mentre il conflitto si allarga agli stati vicini. Entrambi gli schieramenti hanno commesso crimini di guerra. Il generale Abdel Fattah al Burhan, alla guida dell’esercito sudanese, e il generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, leader delle Rsf, non vogliono scendere a compromessi. La guerra di logoramento potrebbe costringerli a fermarsi, ma il conflitto è alimentato da forze esterne. Particolarmente critico è il ruolo degli Emirati Arabi Uniti: organizzazioni indipendenti e diplomatici sono convinti che siano il principale alleato di Hemetti. A giugno un investigatore sui diritti umani ha rivelato che Londra aveva le prove dei legami tra l’Etiopia, gli Emirati e le Rsf già nel 2024, ma aveva deciso di non diffonderle a causa della “forte” pressione degli Emirati. La sensibilità emiratina ai danni d’immagine fa pensare che la pressione esterna potrebbe convincere il paese del Golfo a interrompere il sostegno alle Rsf. Ma il fatto che siamo ridotti a sperare in una campagna mediatica è il segno della vigliaccheria dei governi, in un momento in cui, come ha detto Türk, i politici dovrebbero stare “incollati al telefono” per scongiurare le atrocità. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati