Nel 1983, lo zio di Becks muore agli albori dell’epidemia di aids, lasciandole una pila di floppy disk contenenti un videogioco che non è riuscito a finire di progettare. Per Becks, che si sente sempre più distante dalla sua migliore amica mentre cerca di comprendere la propria identità queer, quel gioco incompiuto rappresenta un legame con qualcuno che la comprende davvero, anche se lei non possiede ancora le capacità necessarie per completarlo. Nel 2586, Yesiko, comandante dell’astronave Babylon, accoglie a bordo tre nuovi passeggeri nella speranza che possano aiutarla a saldare un debito e a finanziare una cura per Root, un componente dell’equipaggio e zio acquisito, che sta lentamente morendo. Alla fine degli anni settanta del ventunesimo secolo, la scienziata Tamar Portman scrive email a un’ex compagna di dottorato sulle questioni etiche sollevate dallo sviluppo di robot destinati ad aiutare gli esseri umani a sopravvivere su altri pianeti. Devo ammettere di essere piuttosto scettica nei confronti dei romanzi costruiti su più linee narrative. Verso casa è uno di quei rari libri che sono riusciti a farmi superare questa stanchezza. Se all’inizio mi sentivo soprattutto coinvolta dal mondo di Becks, perché mi era il più familiare, ben presto è accaduto lo stesso con quelli delle altre protagoniste. In un momento storico in cui mi ritrovo a leggere per evadere, Verso casa mi ha fatto venire voglia di restare in questo mondo.
Sara Polsky, The Brooklyn Rail

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati