◆ L’aumento delle temperature e dei periodi di siccità dovuto al cambiamento climatico sta già riducendo i raccolti di mais, frumento e soia, provocando perdite nell’ordine dei venti miliardi di dollari all’anno, ed entro il 2100 questa cifra potrebbe essere otto volte più grande. È il risultato di uno studio statistico realizzato da un gruppo di ricercatori dell’International institute for applied systems analysis, che ha confrontato i dati storici sulla resa di queste tre colture con quelli sulle temperature e sull’umidità del suolo, concludendo che tra il 2007 e il 2019 l’intensificarsi delle condizioni climatiche estreme ha ridotto i raccolti del 3,5 per cento rispetto al periodo compreso tra il 1974 e il 2004. Gli autori hanno poi calcolato i danni economici basandosi sul prezzo medio pagato agli agricoltori e hanno stimato le perdite future nei diversi scenari sull’andamento delle emissioni di gas serra. Nel caso peggiore, in cui le emissioni continuano ad aumentare fino al 2100, alla fine del secolo i raccolti si sarebbero ridotti del 35 per cento, l’equivalente dei consumi di due miliardi di persone, con una perdita di circa 161 miliardi di dollari all’anno. Questa stima potrebbe sottovalutare le conseguenze complessive del cambiamento climatico sull’agricoltura, perché riguarda solo tre colture e non tiene conto di altri fattori di rischio, come le inondazioni e le precipitazioni estreme, né della possibilità che la scarsità di alcuni prodotti provochi improvvisi aumenti di prezzo, come è già successo per il caffè e il cacao.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati