La maggior parte degli album sulla fine di una storia d’amore parte dall’inizio della relazione, ma Emotional junglist di Nia Archives si apre direttamente tra le macerie. Il brano iniziale, Feelingz go numb, racconta un’intorpidimento emotivo che sembra aver preso il sopravvento, mentre poi la scaletta torna indietro nel tempo: Danger è impulsiva e sensuale, Vertical esplora l’ossessione, This could be… cattura l’entusiasmo di un nuovo amore. Una sequenza che trasforma una raccolta di canzoni sentimentali in un racconto coinvolgente. Dopo Silence is loud, Nia Archives amplia il proprio linguaggio sonoro con chitarre, elettronica e nuove collaborazioni, mantenendo la jungle come motore ritmico. Nella parte centrale il disco perde un po’ di slancio, con episodi più vicini all’indie-pop, ma la cantautrice conferma una notevole attenzione alla costruzione narrativa. Il finale di Boys in blue trasforma una vicenda personale – un ex che chiama la polizia contro di lei – in un riferimento alla storia della jungle e della cultura sound system britannica, dando al disco un epilogo potente e ricco di significato.
Jon Negroni, Slant
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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati