In una stradina del centro di Orano, in Algeria, un’insegna gialla con la scritta “Edition Ahlem” segnala l’ingresso di un negozio pieno fino al soffitto di cd, dvd, audiocassette e videogiochi. Qui c’è la sede della Ahlem Édition, l’etichetta discografica che dal 1992 ha documentato l’evoluzione sonora dell’Algeria occidentale. Negli ultimi trent’anni ha accumulato un enorme catalogo di raï e gasba, il genere che fonde i flauti, i ritmi e la poesia tradizionali dell’Algeria occidentale con sintetizzatori e autotune. Questi due stili ipnotici sono il fulcro della compilation My heart is dust before him: 21st century Gasba from Algeria, pubblicata dalla britannica Hive Mind. Dietro il suono del disco si cela una figura ricorrente, Oueld Melal, tra i più importanti suonatori di gasba della regione, che ha collaborato con artisti come Cheba Negouane e Cheikh Mohamed El Beydi. La musica gasba prende il nome dal tradizionale flauto di canna del popolo berbero, che per millenni è stato centrale nella musica popolare. Il raï, invece, è emerso a Orano negli anni venti del novecento, quando le tradizioni locali si sono fuse con i suoni internazionali provenienti dal porto della città. “La gasba è il fondamento del raï”, afferma Abdelkader Haci, fondatore della Ahlem Édition. Per Haci il dna del raï deriva dalla tradizione rurale; la poesia è sopravvissuta, anche se la musica si è evoluta in un suono nuovo e moderno.
Megan Iacobini de Fazio, Bandcamp daily
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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati