Il secondo album di Stella Almondo, registrato quando non aveva ancora vent’anni, conferma le promesse del primo. La pianista monegasca ci mostra i due volti antagonisti di Liszt: il poeta sereno e il demone fiammeggiante. Del poeta ammiriamo soprattutto un Liebeslied, trascrizione di un lied di Schumann, dove il canto s’innalza naturalmente, come quello dell’Ave Maria da Schubert, magnificamente cesellato. Sono ottimi anche la Consolation n. 3, il Sonetto CIV di Petrarca e Die Loreley. Nelle pagine più impetuose Almondo dà il meglio di sé. Mephisto-Walzer n. 1 coltiva una vera ebbrezza sonora, nella tradizione di Horowitz; la Danse macabre ha momenti di puro entusiasmo; Wilde jagd avanza con una sicurezza assoluta. Après une lecture de Dante ci scaraventa in mezzo ai cerchi infernali: l’urgenza e la febbre che animano l’interpretazione danno vita a una versione incendiaria: se pensate che sia una partitura alla quale un po’ di stravaganza fa bene, eccovi serviti! Questo è un disco animato da generosità, energia e impegno.
Bertrand Boissard, Diapason
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati