La fotografa polacca Olga Sokal è cresciuta in una famiglia che lavora nell’industria del carbone a Bełchatów. Fin da piccola ha ascoltato conversazioni sull’impatto di questa attività sulle persone e sull’ambiente. Il suo interesse è cresciuto quando hanno cominciato a circolare voci sulla possibile chiusura della miniera della sua città. A casa non si parlava d’altro, erano tutti preoccupati per il futuro. Così è nato il progetto Black stone burns. Inizialmente voleva raccontare il suo territorio, poi è diventata un’indagine più ampia sulle conseguenze sociali, economiche e ambientali dell’industria del carbone. Per quattro anni ha viaggiato dalla Polonia fino agli Appalachi, negli Stati Uniti, per proseguire nel Regno Unito e infine in Cina. “Questi luoghi hanno sorprendenti elementi in comune. L’industrializzazione ha portato con sé paesaggi e strutture sociali simili, ma anche un rapporto ambivalente con il carbone. Da una parte ci sono l’inquinamento, lo sfruttamento del lavoro e le profonde trasformazioni subite dai territori; dall’altra queste comunità provano nostalgia per quelle che ricordano come ‘epoche d’oro’, con una relativa prosperità e posti di lavoro ben retribuiti”, spiega Sokal.
Secondo il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia 2021, il carbone quell’anno ha rappresentato più del 40 per cento della crescita complessiva delle emissioni globali di CO2. “Pensiamo che sia un combustibile appartenente al passato, ma la sua estrazione e il suo uso sono in aumento, con 432 nuove miniere previste nel mondo”, dice Sokal. Il progetto comprende ritratti, paesaggi, immagini d’archivio, ma anche materiali pubblicitari e diorami. Questi ultimi provengono dal museo delle miniere di Benham, in Kentucky. Fotografate da vicino, queste città in miniatura costruite dai bambini come compiti scolastici per Sokal sono una metafora sia delle comunità controllate dalle aziende carbonifere sia delle promesse di progresso trasmesse alle generazioni future.
Le tonalità brillanti che ha scelto alludono al linguaggio seduttivo della pubblicità: “La fotografia è un potente strumento di persuasione. Con questo lavoro vorrei riflettere non solo sull’industria mineraria e sull’ambiente, ma anche sul ruolo e il potere delle immagini”. ◆
◆ Il progetto Black stone burns di Olga Sokal è in mostra al SI Fest, il festival di fotografia che si svolge a Savignano sul Rubicone (Forlì-Cesena). Questa 35ª edizione è dedicata al tema Still standing, inteso come metafora della capacità di resistere, adattarsi e continuare a guardare il presente nonostante le fratture e le trasformazioni del mondo contemporaneo. Insieme alla mostra di Sokal, sono esposti i lavori, tra gli altri, di Lars Tunbjörk sulla resistenza ai lunghi inverni scandinavi; Alba Zari sulla sua storia familiare legata alla setta religiosa Children of God in cui è cresciuta; Andi Gáldi Vinkó, sull’esperienza della maternità, tra cambiamenti fisici e aspettative sociali. Le mostre sono visitabili nei fine settimana fino al 27 settembre 2026.
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 62. Compra questo numero | Abbonati