La copertina del quinto album del cantautore statunitense Billy Strings è un collage surreale realizzato dalla madre Debra Apostol, morta nel giugno 2025 a 64 anni mentre stava ancora lavorando all’opera. Al centro compare Strings con la chitarra e una gamba ingessata, mentre sopra di lui campeggia il ritratto della madre. Non sorprende quindi che So much for goodbyes sia soprattutto un disco sul dolore e sull’elaborazione della perdita. Strings ha sempre trasformato le esperienze più difficili della sua vita – dalla morte del padre per overdose alle dipendenze che hanno segnato lui e le persone vicine – in materiale per scrivere canzoni. In So much for goodbyes lo fa con particolare sincerità, alternando angoscia e ironia, ma con un calore di fondo che impedisce al disco di diventare semplicemente funereo. Musicalmente l’album attraversa country, bluegrass, folk e gospel. Brani come Burn the other end, Lay me down e Wrestling an angel affrontano rimorso e conflitti interiori, mentre pezzi più giocosi come I like train songs alleggeriscono l’atmosfera. Spicca, inoltre, lo straordinario virtuosismo chitarristico di Strings, evidente negli assoli di Remember to cry e nella strumentale Bluewater breakdown. Il cuore del disco resta comunque il lutto materno: Still I crash è una lettera aperta a Debra, mentre la delicata Debra’s waltz chiude il lavoro trasformando il dolore personale in qualcosa di universale e senza tempo.
Andrew Mueller, Uncut
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati