Le condizioni meteorologiche estreme legate al Niño di quest’anno potrebbero essere diverse rispetto al passato. Il fenomeno meteorologico ha una forza senza precedenti ed è anche il primo di forte intensità a formarsi nel Pacifico orientale (anziché in quello centrale) dalla fine degli anni novanta, quando la Terra era più fredda. Questi fattori, uniti alla crisi climatica, rendono difficile fare previsioni, affermano gli esperti. Normalmente, comunque, El Niño porta episodi di siccità nelle aree intorno all’equatore, in America centrale e nell’oceano Pacifico occidentale, nonché precipitazioni estreme nel Corno d’Africa, negli Stati Uniti occidentali e sulla costa pacifica del Sudamerica. Per il momento la siccità ha colpito diversi paesi. In America centrale ha rallentato il traffico marittimo nel canale di Panamá, facendo schizzare i prezzi delle aste con cui i cargo possono comprarsi un posto migliore nella lista d’attesa per il passaggio. In Perù la raccolta di alici, in una delle zone più produttive al mondo, è stata interrotta in anticipo, con la perdita di molti posti di lavoro, perché le acque calde hanno spinto le alici adulte a cercare il cibo in acque più profonde e fredde. Alcune zone dell’Africa meridionale e orientale sono a rischio di grave insicurezza alimentare a causa della siccità e degli alti prezzi di carburante e fertilizzanti. Questo El Niño potrebbe diventare il più forte degli ultimi secoli, scrive Nature, combinandosi al riscaldamento globale e portando le temperature medie del 2027 a livelli record.
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati