Dopo aver curato la quarta edizione della Biennale di Berlino con Massimiliano Gioni e Ali Subotnick, Maurizio Cattelan arriva alla Neue Nationalgalerie per la sua prima personale in Germania. L’arioso padiglione di vetro progettato da Mies van der Rohe è sempre stato l’incubo degli artisti perché sembra impossibile riempirlo con opere tradizionali. Cattelan lo ha trasformato senza troppi indugi in una chiesa della memoria, confrontandosi non solo con questo luogo, ma con la Germania nel suo complesso. Già a un primo sguardo, la mostra appare insolitamente seria, quasi sacrale, e comunque profondamente politica. Delle 17 opere esposte, sei sono state realizzate appositamente per la mostra. Si entra passando attraverso una versione ridotta della porta di Brandeburgo, intitolata Purgatorio. L’atmosfera inquietante è accentuata da migliaia di colombe impagliate che si annidano nei cassettoni del soffitto della sala. Varcata la porta, adagiati a terra sotto teli di marmo, si distinguono corpi senza vita. Cattelan trasforma ciò che è stato nascosto in immagini impossibili da ignorare. Frankfurter Allgemeine Zeitung

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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati