“All’indomani delle elezioni europee del giugno 2024”, racconta Eric Jozsef, corrispondente in Italia del quotidiano francese Libération, “Emma Bonino aveva riunito i dirigenti di Più Europa, il partito che aveva fondato cinque anni prima. La lista Stati Uniti d’Europa, da lei guidata, non aveva superato la soglia di sbarramento del 4 per cento e non era riuscita a far eleggere nessuno dei suoi candidati al Parlamento europeo. L’umore era particolarmente cupo, finché l’ex ministra e commissaria europea, che a 76 anni aveva profuso tutte le sue energie nella campagna elettorale, esclamò: ‘Non c’è motivo di essere delusi. Io non ho mai vinto un’elezione’. L’affermazione era esagerata, ma rivelatrice del ruolo ricoperto da Bonino in Italia per oltre mezzo secolo”. Comincia così l’articolo che ricorda la leader radicale morta l’11 settembre, a 78 anni.

Jozsef spiega che Bonino ha avuto un ruolo centrale nella politica italiana, ma sempre marginale dal punto di vista elettorale. Elenca le battaglie condotte insieme a Marco Pannella per l’affermazione dei diritti civili in Italia: quella per il diritto ad abortire, per la difesa della laicità dello stato, per il diritto all’eutanasia, per la legalizzazione delle droghe leggere, per sostenere gli oppositori politici nei regimi dittatoriali e per l’istituzione della Corte penale internazionale.

“La strategia del Partito radicale non consisteva nell’appoggiarsi su un programma ideologico con degli obiettivi lontani, ma nello scegliere le battaglie concrete con cui si potevano ottenere dei risultati”, spiega Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma, che ha militato a lungo nel Partito radicale. “Per raggiungere questi obiettivi”, scrive Jozsef, “il partito d’ispirazione liberal-libertaria è pronto a stipulare accordi precisi, sia a destra sia a sinistra. Nel 1994 Pannella arriva al punto di fare un patto con Silvio Berlusconi, appena entrato in politica e impone al neo presidente del consiglio di nominare Bonino commissaria europea: proprio lei che, nel 1979, era stata mandata a forza da Pannella a sedere tra i banchi del parlamento europeo, a Strasburgo”. “All’epoca volevo fare politica in Italia, non in Europa”, ha raccontato Bonino a Libération, “non capivo il senso di candidarmi alle prime elezioni europee. Ma Pannella insistette e mi ordinò di andarci. Alla fine accettai per curiosità. Non sapevo praticamente nulla dell’Europa”. Nell’emiciclo sedeva al fianco dello scrittore Leonardo Sciascia e di Altiero Spinelli, uno dei principali ispiratori del federalismo europeo. “Da quel momento in poi Bonino sarà un’instancabile combattente per gli Stati Uniti d’Europa”, racconta Jozsef.

L’articolo di Libération si concentra soprattutto sulle campagne affrontate da Bonino in politica estera. Come commissaria europea Bonino aveva deleghe alla politica dei consumatori, alla pesca e agli aiuti umanitari d’emergenza. “Incarichi considerati secondari, ma che lei riuscirà a trasformare grazie a iniziative concrete e spettacolari. Nel 1995 si cala da un elicottero su un peschereccio nell’oceano Atlantico per dimostrare la determinazione a esercitare un controllo diretto sull’applicazione delle quote di pesca. Due anni dopo, decisa a visitare un ospedale femminile a Kabul, viene brevemente tenuta in carcere dai taliban”.

Negli ultimi anni si è battuta per un’Europa federale, affermando che “solo un’Europa politica può difendere la libertà e il pluralismo”. A marzo, a una convention di Più Europa, è apparsa in collegamento video con una sigaretta in mano, nonostante avesse un cancro ai polmoni “Spirito libero fino alla fine. Radicale”, conclude il quotidiano francese. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati