In una lettera indirizzata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l’8 ottobre l’Etiopia ha formalmente accusato l’Eritrea di aver “lanciato un’invasione” nella regione del Tigrai di fronte alla quale “non ha altra scelta che difendersi”, riferisce il giornale etiope The Reporter. A sua volta Asmara ha inviato una lettera all’Onu per respingere l’accusa di Addis Abeba ed esprimere preoccupazione per le posizioni del governo di Abiy Ahmed sulla necessità di ottenere un accesso al mare. In un nuovo sviluppo del conflitto che si è riacceso alla fine di settembre tra il governo etiope e i ribelli tigrini e che ora rischia di coinvolgere altri paesi, il 13 ottobre le truppe del governo etiope si sono avvicinate al confine con l’Eritrea e hanno preso il controllo di Zalambessa, una città di 15mila abitanti sul lato etiope della frontiera tra i due paesi che fino a pochi giorni prima era in mano ai ribelli tigrini, scrive la Reuters. Il 12 ottobre avevano ripreso il controllo di Adua, a 40 chilometri dal confine, senza combattere. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati