◆ L’Indonesia è alle prese con la peggiore stagione di incendi boschivi degli ultimi dieci anni, in gran parte dovuta ai roghi accesi intenzionalmente per far spazio alle piantagioni o per ripulire i terreni. A favorire le fiamme sono stati mesi particolarmente aridi, anche a causa dell’eccezionale intensità del Niño, che sta ritardando l’arrivo delle piogge e aggravando la siccità. Si prevede che il ritardo riguarderà circa il 61 per cento del paese, e che il periodo delle piogge sarà più corto della norma. Secondo la piattaforma indipendente di monitoraggio forestale Nusantara Atlas, finora nel paese sono stati registrati più di un milione di focolai, che hanno bruciato 900mila ettari. Ma la superficie colpita e le emissioni sono destinate a crescere, scrive il Guardian, e potrebbero eguagliare quelle del 2015, l’anno dei peggiori incendi di questo secolo, quando le fiamme mandarono in fumo 2,6 milioni di ettari e generarono 333 milioni di tonnellate di carbonio. Il fumo dei roghi è anche un grave problema di salute pubblica: da agosto in Indonesia sono stati segnalati più di 280mila casi di problemi respiratori. La nube ha raggiunto anche i paesi vicini, come Singapore e la Malaysia, dove le autorità di diversi stati hanno ordinato la chiusura delle scuole. Secondo il Fire emissions watch, del programma europeo di monitoraggio climatico Copernicus, da un mese le emissioni degli incendi indonesiani sono le più alte del mondo, e nella settimana fino al 13 ottobre erano quasi la metà del totale globale.
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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati