“Alla vigilia delle manifestazioni il ministro dell’interno francese Laurent Nuñez prevedeva per il 17 ottobre 150mila manifestanti. Alla fine sono stati cinque volte di più: una marea umana (tra le 500mila e le 800mila persone) ha sfilato nelle strade della Francia, quasi ovunque in modo pacifico. Ma dopo una giornata in cui ci sono stati anche violenze, saccheggi e danni, si moltiplicano le critiche a proposito della gestione da parte delle autorità”, scrive il quotidiano francese Libération, che ha seguito le giornate di protesta.
Il percorso del corteo nella capitale è stato imposto dalla prefettura troppo tardi, dopo intense trattative con gli organizzatori. I manifestanti volevano raggiungere i luoghi del potere, ma le autorità hanno negato l’autorizzazione. “‘Hanno provato a dividerci, volevano tenderci una trappola’, accusa una rappresentante degli studenti. ‘Ci chiediamo se la logica del caos non sia stata volutamente perseguita’”.
Molto rapidamente i gas lacrimogeni hanno riempito l’aria insieme alle esplosioni delle granate stordenti. “‘È stato un caos totale’, racconta Etienne Jerrier, direttore dell’ orchestra del nuovo mondo che si stava esibendo in piazza. ‘Abbiamo capito che le forze dell’ordine volevano spaventarci e farci andare via’, aggiunge il musicista. Gli orchestrali hanno lasciato la piazza dopo essersi ritrovati bloccati all’interno di un gigantesco accerchiamento di polizia”.
Scene simili si sono verificate a Marsiglia, dove già un’ora prima dell’inizio della manifestazione il cielo era pieno di lacrimogeni, e a Bordeaux. “In tutto il paese queste manovre hanno provocato la spaccatura dei cortei, favorendo lo sparpagliamento dei gruppi e la perdita di controllo da parte della polizia. Questa strategia ‘ha prodotto il disastro che abbiamo potuto vedere’, sottolinea Sébastian Roché, sociologo specializzato nelle attività delle forze di sicurezza”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati