◆ Con l’arrivo dell’autunno, i fianchi dei monti Carpazi cominciano a tingersi di colori accesi, come mostra questa immagine del parco nazionale di Bieszczady, nel sudest della Polonia, realizzata dal satellite Landsat 9.

Il calo delle temperature e delle ore di luce spinge i faggi, gli aceri e le altre latifoglie a limitare la produzione di clorofilla, la molecola di colore verde responsabile della fotosintesi, che scompare dalle foglie lasciando emergere i pigmenti rossi e gialli. Le foreste di questa zona sono composte soprattutto da faggi europei (Fagus sylvatica). Alcune parti del parco di Bieszczady sono incluse tra le foreste primigenie di faggio tutelate dall’Unesco in 18 paesi europei.

In questa regione i faggi crescono solo tra i mille e i 1.260 metri di altitudine. Al di sopra di questa fascia si trova la polonina, una parola slava che significa prato montano e indica un tipo di vegetazione composto da praterie e macchie di sorbi, ontani e altri arbusti. Tratti di polonina sono visibili sulle creste dei monti a sudest di Smerek e appaiono già bruni.

I monti Bieszczady ospitano diverse specie animali rare. Il bisonte europeo è stato reintrodotto a partire dagli anni sessanta e oggi centinaia di esemplari si aggirano sulle pendici. Anche l’orso bruno e la lince eurasiatica trovano rifugio nelle foreste della regione.–Nasa

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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 99. Compra questo numero | Abbonati