Dopo un’introduzione di suoni elettronici, No bad memories impiega pochissimo a trovare il suo ritmo con Together, un pezzo dance irresistibile costruito intorno a un motivo ripetuto. La produzione impeccabile ricorda l’entusiasmo tecnologico della pubblicità nei primi anni duemila, contrapposto al testo che rivela una difficoltà a riconoscersi in vecchie fotografie: è la costruzione di una nostalgia complicata. Le 31 tracce del quarto album degli Avalanches esplorano come il consumismo abbia forgiato pesantemente i nostri ricordi. Anche il titolo richiama una vecchia pubblicità dei floppy disk. Tuttavia, il trio australiano sa come cambiare la temperatura. Per esempio, la cantante degli Yeah Yeah Yeahs Karen O crea un’atmosfera romantica e spettrale nel brano italo disco Blue shadows. In Our love is alive la pioniera della musica elettronica Suzanne Ciani spiega a voce come dei suoni separati possano mescolarsi e cambiare il modo in cui li percepiamo, mentre il gruppo mette in pratica questa osservazione, costruendo intorno al ritornello strati di sintetizzatori melodici e bassi pulsanti. C’è qualcosa di liberatorio nel modo in cui a No bad memories non interessa la perfezione. È sciocco, sentimentale e ci disorienta. Gli Avalanches sanno come risvegliare i nostri ricordi con un jingle e il suono di un vecchio computer, intrecciandoli a nuove composizioni.
Jon Negroni, Slant Magazine
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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati