L’inattesa e clamorosa rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva (del partito dei lavoratori, Pt), che ha conquistato il quarto mandato come presidente del Brasile, segna un successo personale straordinario per la figura politica sudamericana più importante della sua generazione. L’esito del voto ha un significato profondo per tutto il mondo, perché dimostra che è possibile reggere l’onda d’urto dei cloni di Donald Trump che minacciano le democrazie occidentali. Il voto in Brasile complica il piano del presidente statunitense di avere il dominio totale nella regione.
La vittoria di Lula, 81 anni, è arrivata dopo che al primo turno del 4 ottobre non aveva superato il candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro. Al ballottaggio, però, un’affluenza da record ha regalato a Lula altri dieci milioni di voti e una maggioranza di quasi il 52 per cento. È la prima volta che un candidato sconfitto al primo turno viene eletto presidente. Detto questo, il suo mandato sarà molto complicato.
Il 4 ottobre, infatti, il Partito liberale di Bolsonaro ha ottenuto un grande risultato alle elezioni legislative, quindi per Lula non sarà facile far passare le leggi in parlamento. Il margine di manovra economico del nuovo governo sarà limitato dall’impennata del debito pubblico e dall’incremento incontrollato dei prezzi e dei tassi d’interesse.
Le perplessità dell’elettorato e la scarsa affluenza al primo turno sono state probabilmente alimentate dalla sensazione che Lula, dopo aver introdotto nel suo primo mandato programmi sociali che hanno migliorato il tenore di vita dei brasiliani più poveri, avesse perso il suo slancio radicale cercando di accontentare anche i grandi interessi economici.
D’altra parte, le accuse rivolte a Bolsonaro di mantenere rapporti con le milizie criminali e di essere uno strumento di Trump potrebbero aver avuto un ruolo importante nella vittoria di Lula. Il leader del Pt ha conquistato gli elettori con varie promesse, dall’aumento del 15 per cento dei soldi che le famiglie ricevono attraverso il suo principale programma sociale alla possibilità di viaggiare gratuitamente sui mezzi di pubblici nel fine settimana fino agli aiuti per gli studenti poveri. Il 25 ottobre milioni di persone hanno votato in massa per affermare l’indipendenza del Brasile, la democrazia più grande del continente. Ma in un paese diviso, con un parlamento ostile e un avversario che non ha subito riconosciuto la sconfitta, Lula dovrà rimboccarsi le maniche.◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati