Negli ultimi giorni ho visitato diverse regioni russe: la Crimea, il territorio di Krasnodar, l’oblast di Rostov, il territorio di Stavropol e la repubblica di Adighezia. Il mio viaggio ha coinciso con le cosiddette vacanze straordinarie annunciate dal governo per limitare i contagi: un vero fiasco. Purtroppo il Cremlino non è stato in grado di convincere i cittadini a limitare gli spostamenti, a rimanere a casa o nella dacia fuori città, per non parlare dell’obbligo di portare la mascherina. I russi la portano sul mento, e i più sofisticati si rifiutano direttamente di indossarla.

Nelle cittadine e nei villaggi dove sono stato, anche nei negozi delle grandi catene, i commessi la indossavano con riluttanza solo quando mi avvicinavo. Nei centri commerciali di Krasnodar nessuno sembrava badare alle norme di prevenzione, tutti i negozi erano aperti e nessuno chiedeva di esibire i certificati sanitari. In Crimea ogni giorno si batte il record di nuovi casi. La penisola è tra le prime cinque regioni russe per numero di contagi, anche se la sua popolazione conta poco più di 2,5 milioni di persone. Medici e farmaci sono quasi introvabili.

Le autorità si sono dimostrate incapaci di mobilitarsi e di sensibilizzare la popolazione. La gente non le ascolta, non le rispetta e non si fida di loro, e questo vale per tutti i livelli del potere, così abile quando si tratta di prendersela con bersagli facili come gli oppositori e i giornalisti.

Da sapere
Un picco dopo l’altro
Numero di morti per covid-19 al giorno in Russia (Fonte: Our world in data)

Avendo delegato la gestione dell’emergenza sanitaria ai governatori regionali, il Cremlino ha perso il controllo sulle aree periferiche. A Sebastopoli vengono installati posti di blocco che sono rimossi il giorno dopo, solo per mostrarli in tv. Questo teatrino è diventato parte integrante del modo di agire del potere, incapace di affrontare le situazioni critiche.

Tra una settimana probabilmente ci sarà mostrato un leggero calo dei contagi e dei decessi. Ma i trucchi del sistema sono grossolani e inefficaci. Ci sono due opzioni: o gli agenti della propaganda dichiareranno nuovamente che il covid è stato sconfitto, oppure si cercheranno dei capri espiatori e un paio di governatori saranno licenziati in tronco per aver tradito la fiducia del presidente.

Forse le vaccinazioni sono in aumento, ma l’organizzazione non è all’altezza. A Mosca il sistema più o meno funziona, ma nelle regioni? In Crimea sicuramente no. Cosa ci riserva il futuro? Nulla di diverso. La campagna di vaccinazione andrà avanti a rilento, quella per i richiami andrà anche peggio, quindi dovremo aspettare che siano disponibili i farmaci contro il covid.

Durante il mio viaggio ho ricavato molte impressioni, ma una cosa è certa: i russi sono più preoccupati per il loro presente e per il loro futuro che per il covid. I problemi sono ovunque – il lavoro, l’assistenza sanitaria, la qualità e l’accessibilità dell’istruzione – e i villaggi si stanno gradualmente svuotando: i giovani si danno all’alcol o si trasferiscono in città. Ma questa è un’altra storia.◆ab

Questo articolo è uscito sul numero 1435 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati