Per molto tempo la presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni è stata considerata l’alleata europea più fedele di Donald Trump, attenta a evitare qualsiasi critica nei confronti del presidente statunitense, nonostante le sue provocazioni. Ma ora ha abbandonato la sua cauta deferenza. In un acceso scambio di battute sui social media, la presidente del consiglio ha criticato il comportamento di Trump nei confronti degli alleati, accusandolo di assecondare i nemici degli Stati Uniti e dell’occidente. Le parole di Meloni sono arrivate dopo che il 19 giugno Trump aveva detto a un giornalista italiano che lei l’aveva “implorato” di fare una foto insieme durante il vertice del G7 in Francia. Giovanni Orsina, politologo e professore di storia contemporanea all’università Luiss di Roma, sottolinea che le dichiarazioni di Trump sono “totalmente inaccettabili” per Meloni, che si considera “una politica che difende l’onore e gli interessi dell’Italia. È stato un attacco personale per insinuare che Meloni non avesse dignità. Ma lei non lo considera una banale questione personale. È una questione d’onore, e per un nazionalista l’onore è politica. È come se Trump avesse insultato la bandiera italiana”, spiega Orsina.
Punto di svolta
La risposta di Meloni è arrivata con un suo video pubblicato sui social, in cui sostiene che il resoconto di Trump dell’incontro al G7 è “totalmente inventato”. La presidente del consiglio si sta preparando per la campagna elettorale in vista delle politiche del 2027, mentre il suo rapporto privilegiato con il presidente statunitense si sta rivelando un punto debole. “Trump è politicamente tossico in Europa, perfino per la destra”, spiega Stefano Stefanini, ex ambasciatore italiano presso la Nato. “Fare parte di uno schieramento contro di lui potrebbe darle dei vantaggi elettorali”. Il 20 giugno Trump è intervenuto sul suo social Truth per ribadire la propria versione, sostenendo che durante il G7 Meloni gli ha “chiesto più volte di fare una foto insieme” e ha ricordato il rifiuto di Roma di far usare agli Stati Uniti le basi aeree in Italia durante l’attacco all’Iran. “In Italia la sua popolarità non è delle migliori”, ha scritto Trump. “Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole che torniamo a essere amici per aumentare i suoi consensi. No grazie!!!”.
Meloni ha replicato consigliando a Trump di preoccuparsi dei propri indici di gradimento, crollati nei sondaggi, facendo capire che la sua alleanza con Trump l’ha danneggiata. “Per quanto riguarda la mia popolarità, esserti amica non mi ha certamente aiutata […] La mia popolarità non ti riguarda. Ti suggerirei di concentrarti sulla tua”, ha scritto Meloni su Facebook.
Anche se in Italia la politica estera è raramente un tema centrale del dibattito elettorale, Orsina pensa che questo scontro potrebbe dare “un’immagine positiva” alla presidente del consiglio: “La piccola leader di un paese molto meno potente tiene testa al bullo. Una storia che funziona”, spiega Orsina.
Lo scontro fra Trump e Meloni segna una svolta decisiva nel loro rapporto, accomunati da affinità ideologiche e un tempo da un legame profondo basato sull’entusiasmo genuino di Meloni per le politiche nazionaliste di Trump. La presidente del consiglio è stata l’unica leader europea ad andare alla cerimonia d’insediamento per il secondo mandato di Trump, che l’ha definita più volte “una donna fantastica”, “una delle vere leader del mondo” e “molto bella”. L’intesa tra la presidente del consiglio e il movimento Maga era talmente solida che Trump ha pubblicizzato la versione inglese dell’autobiografia di Meloni, che ha una prefazione di suo figlio Donald Trump Jr. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha invece scritto la prefazione per il secondo libro di Meloni: La versione di Giorgia.
Questa relazione preferenziale, però, non ha avvantaggiato l’Italia, per esempio le sue esportazioni sono state colpite duramente dai dazi di Trump contro l’Unione europea. A incrinare i rapporti è stata la guerra contro l’Iran scatenata da Stati Uniti e da Israele, mentre gli italiani subivano le conseguenze economiche dell’aumento dei prezzi dell’energia. Meloni ha evitato di contestare direttamente l’attacco contro l’Iran, dichiarando in parlamento di non avere tutte le informazioni necessarie per valutare la decisione di Trump di intervenire, ma non concedendo le basi ha preso le distanze da un’operazione militare decisamente impopolare. Anche papa Leone aveva criticato l’intervento in Iran e il presidente degli Stati Uniti aveva definito il pontefice “pessimo in politica estera”. A quel punto Meloni ha detto che l’affondo del presidente statunitense contro il papa, tra l’altro nato negli Stati Uniti, era “inaccettabile”. Trump, riferendosi a Meloni si è detto “sbalordito” dalla sua “mancanza di coraggio”.
Anche in quel caso Meloni ha mantenuto un diplomatico silenzio nella speranza di ricucire i rapporti al G7. Dopo l’ennesimo insulto di Trump contro la presidente del consiglio, diversi politici italiani si sono schierati con lei. “È stato un attacco gratuito da parte del presidente Trump e Meloni ha dovuto reagire”, ha detto Lucio Malan, di Fratelli d’Italia.
Secondo Lorenzo Pregliasco, fondatore dell’agenzia di sondaggi YouTrend, Meloni ha abilmente sfruttato l’occasione per prendere le distanze da Trump, “che ora è una sorta di criptonite in termini di opinione pubblica e popolarità”, ma, aggiunge, la sua risposta è stata un tentativo di limitare i danni, dopo essere rimasta “molto vicina a Trump anche quando in tanti avevano capito che il suo programma era in contrasto con gli interessi italiani ed europei. Ora sembra che sia Trump ad aver ripudiato lei, più che il contrario”.
Il governo di Meloni dovrà faticare per rimodellare la propria politica estera, che era caratterizzata da uno stretto legame con la Casa Bianca volto a rafforzare l’influenza su Bruxelles. Intanto la diplomazia italiana sta cercando di contenere l’impatto negativo della vicenda e di convincere Trump a evitare ritorsioni contro l’Italia. “La politica internazionale di Meloni è andata in frantumi. Ora dovrà ripensarla, stando attenta a non apparire incoerente. Tutti ricordano benissimo la sua vicinanza a Trump, per questo deve agire con molta cautela”, spiega Stefanini. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati