C’è di nuovo trambusto nella casa dei Saud. Secondo diversi mezzi d’informazione internazionali, il 6 marzo le autorità saudite avrebbero arrestato quattro principi, accusati di aver tramato per rovesciare il potente principe ereditario. Un episodio che dimostra ancora una volta l’influenza del principe ereditario Mohammed bin Salman, detto Mbs, e la sua determinazione a “tagliare la testa” a ogni potenziale rivale.
“Non è sorprendente per chi conosce la sua storia. È una prosecuzione degli arresti precedenti, che avevano l’obiettivo di eliminare chiunque potesse metterlo in secondo piano”, osserva Stéphane Lacroix, ricercatore al Centre de recherches internationales (Ceri) di Parigi. Tra le persone arrestate il 6 marzo ci sono il principe Ahmad bin Abdelaziz al Saud, fratello del re, e suo nipote Mohammad bin Nayef, detto Mbn, ex pretendente al trono ed ex ministro dell’interno. Secondo fonti vicine alla famiglia reale, sono stati arrestati anche il fratello minore di Mbn, Nawaf bin Nayef, e uno dei figli del principe Ahmad, Nayef bin Ahmad, ex capo dei servizi segreti militari. Il Wall Street Journal riferisce che sono accusati di tradimento e rischiano l’ergastolo o la pena di morte.
“I sauditi non hanno fatto dichiarazioni ufficiali, ma questo silenzio probabilmente è una conferma”, spiega Bernard Haykel, professore di studi mediorientali all’università di Princeton, negli Stati Uniti. “La prima ipotesi è che gli arrestati abbiano complottato insieme a giornalisti e agenti dei servizi segreti, soprattutto negli Stati Uniti, per aggirare la successione al trono”, continua Haykel. Secondo Lacroix, “Mbn e Ahmad non amano Mbs, e una parte dell’establishment saudita potrebbe essersi unito a loro per cercare d’invertire la rotta prima che sia troppo tardi”.
L’ambizione sconfinata di Mbs, che ha cominciato la scalata al potere nel 2015, è malvista da una parte della famiglia reale. Nel giugno del 2017 Mbs ha allontanato il favorito alla successione, suo cugino Mohammad bin Nayef, ex capo dell’antiterrorismo saudita e uomo di fiducia degli Stati Uniti. Cinque mesi dopo, nel corso di una vasta epurazione condotta con il pretesto della lotta alla corruzione, ha fatto arrestare un centinaio tra le persone più potenti e ricche del paese. Dopo aver conquistato le principali leve del governo e aver trascinato il paese in una guerra nello Yemen che dura da cinque anni, Mbs ha ricevuto varie critiche. L’uccisione del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul a ottobre del 2018 ha contribuito a offuscare la sua immagine.
Senza rivali
Per il momento è difficile sapere se gli ultimi arresti siano il risultato di un fallito colpo di stato o il frutto di un nuovo scatto di collera di Mbs. Bisogna anche considerare che il re è malato. Come spiega Haykel: “La seconda ipotesi è che Mbs abbia voluto gestire la questione della successione senza avere rivalità in famiglia”. Forse proprio per mettere a tacere le voci sulle sue condizioni di salute, l’8 marzo i mezzi d’informazione sauditi hanno pubblicato alcune foto del re Salman. Ma, secondo Lacroix, “non è sicuro che le foto siano di quel giorno e non confermano né smentiscono nulla”.
Il re Salman ha 84 anni e soffre di alzheimer. Che la sua morte sia vicina o che stia per abdicare, il figlio vuole impedire che la sua posizione sia messa in dubbio. La nuova ondata di arresti mostra l’influenza senza limiti di Mbs sul re. Salman sarebbe arrivato a firmare l’ordine di arresto del fratello minore, nato dalla sua stessa madre. “Il principe Ahmad è un intoccabile. È inimmaginabile che re Salman nel pieno delle sue facoltà autorizzi l’arresto del fratello, a cui è molto legato”, nota Lacroix.
Il principe Ahmad, che ha 78 anni, è critico nei confronti di Mbs, ma finora non si era preoccupato, dato il suo rango. Nell’ottobre del 2018, dopo l’esplosione dello scandalo Khashoggi, era tornato nel regno da Londra, una decisione interpretata come una dimostrazione di sostegno alla monarchia. In un video circolato su internet un mese prima del suo rientro il principe Ahmad rispondeva ad alcuni manifestanti che protestavano contro il coinvolgimento saudita nella guerra yemenita: “Cosa c’entra la famiglia reale? I responsabili sono il re e il principe ereditario”. All’epoca aveva dichiarato che le sue parole erano state fraintese. ◆ fdl
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Questo articolo è uscito sul numero 1349 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati