Secondo il ministero dell’interno, dal 28 settembre la polizia ha fermato 6.547 manifestanti, mentre il primo ministro Sébastien Lecornu continua ad accusare il partito della sinistra radicale La France insoumise (Lfi) di voler “destabilizzare il paese” e “seminare il caos”. Questa retorica esaspera gli studenti, che vedono le loro rivendicazioni scomparire dietro agli scontri politici. Fuori dal suo liceo, a Lille, Sébastien, sedici anni, ha controllato il modo in cui la tv racconta il movimento: “Tre quarti del tempo dedicati alla violenza, il resto alle accuse contro l’Lfi e 45 secondi alle nostre rivendicazioni”.

Ora bisogna capire come placare la rabbia. A differenza delle mobilitazioni organizzate contro una riforma specifica, qui non c’è un articolo di legge da ritirare per far dichiarare la fine delle proteste. Gli scioperi derivano dal progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro e di apprendimento: insegnanti che mancano e non sono sostituiti, classi sovraffollate, edifici fatiscenti, carenza di personale e mancanza di trasparenza nel Parcoursup (la controversa piattaforma online che orienta l’iscrizione all’università).

Trasparenza e semplicità

Anche se su questi problemi era stato avvisato da anni, ora il governo, quasi per magia, riapre tutti i dossier. Sugli insegnanti non sostituiti il ministro dell’istruzione Édouard Geffray chiede ai distretti scolastici di tenere un registro giornaliero, individuare le “aree critiche” e dare una risposta entro otto giorni. È una reazione tardiva: nelle scuole secondarie, tra il 2024 e il 2025 si è perso il 7,5 per cento delle lezioni perché non erano stati trovati dei supplenti. Per quanto riguarda gli edifici scolastici, il 6 ottobre il ministro ha incontrato i rappresentanti delle regioni, da cui dipende la gestione delle scuole superiori, per valutare lo stato di deterioramento e individuare gli interventi di riqualificazione più urgenti, mentre il governo ha appena ridotto di 40 milioni di euro il programma dedicato all’adeguamento degli edifici scolastici al caldo estremo. Su Parcoursup, lanciata nel 2018 e da allora bersaglio di critiche, Lecornu promette che “tutto ciò che è possibile correggere” sarà fatto, con l’obiettivo di ottenere “trasparenza” e “semplicità”.

E per quanto riguarda i soldi? Il bilancio 2027 prevede il potenziamento degli assistenti per alunni con disabilità, del personale medico e sociale e dei consulenti d’educazione, ma anche il taglio di 1.588 cattedre, di cui 836 nelle scuole medie e superiori pubbliche .

Nel frattempo il governo sta cercando di ristabilire il dialogo. Fino al 23 ottobre, una consultazione anonima online permette agli studenti di condividere le proprie difficoltà e aspettative: il 6 ottobre aveva già raccolto più di 1.700 risposte.

Quando le scuole riapriranno potranno dedicare mezza giornata a un momento di “democrazia interna” tra gli studenti, ha assicurato Lecornu, anche se secondo alcuni è illusorio immaginare una ripresa rapida delle lezioni.

Le associazioni studentesche chiedono dieci misure di emergenza, tra cui la fine della selezione tramite piattaforme online, la creazione di 250mila posti in più nell’università, una revisione degli orari e della riforma del diploma di maturità e “l’assunzione di insegnanti e di addetti alla salute, al supporto e all’orientamento”.

“Quando i giovani si ribellano, il potere li reprime”, ha detto Ryad Rani, presidente dell’Unione sindacale delle scuole superiori. “Ma la mobilitazione continuerà finché non si troverà una solu­zione”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati