Per me l’estate finisce e un anno nuovo inizia, con la malinconia di un agosto diluito, quando vado a If/Invasioni (dal) futuro, il festival di teatro e fantascienza inventato dalla compagnia La casa d’argilla dodici anni fa con base spaziale il teatro India. L’anno scorso il binomio eterocronico di La svastica sul sole di Philip K. Dick e Klara e il sole di Kazuo Ishiguro era stato un teletrasporto in un immaginario perturbante ma al tempo stesso dolcissimo che avrei voluto, come tutti gli spettatori, durasse per sempre, quell’alienità incarnata da una bravissima Tania Garribba. Quest’anno dal 31 agosto al 6 settembre non vedo l’ora di sprofondare dentro _Dune _di Frank Herbert, spettacolo in tre serate, o dentro gli esperimenti scenici a partire dai lavori di Alan Turing e Olga Tokarczuk. Ma intorno agli spettacoli in scena c’è tutto un lavoro di formazione e riflessione che fa di questa settimana un bene prezioso: grazie alla maestria ma anche alla capacità pedagogica di Alessandro Ferroni, Maddalena Parise, Roberto Scarpetti, Alice Palazzi e Lisa Ferlazzo Natoli. La dimensione immaginifica è genetica per La casa d’argilla, ma vederla dilatata nella sospensione di una settimana a Roma davvero ci fa cambiare lo sguardo sulle nostre città troppo identiche alla cartolina di se stesse. Questo avviene di rado per il teatro romano, e il legame tra il lavoro di Lisa Ferlazzo Natoli con quello dell’ormai scomparso teatro Spazio zero di Lisi e Silvana Natoli è sempre più evidente e felice. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati