La fatica burocratica dei bandi combinata all’aumento delle temperature fa sì che l’estate romana sia sempre di più nel suo pieno anche a settembre. E se mi rimprovero già da solo di essere romanocentrico, è vero che se oggi d’estate in tutta Italia troviamo le piazze delle grandi città piene di attività culturali, questo è dovuto all’estate romana inventata alla fine degli anni settanta dell’allora assessore alla cultura Renato Nicolini. Dentro quell’invenzione c’erano almeno due elementi vivi ancora oggi, perfino nell’era dell’eventificazione. Uno è la passione per il contemporaneo, l’altro è la rilevanza data alla cultura del circo. Potremmo forse interpretare come il lascito lunghissimo di quella rivoluzione i due festival previsti a Roma nelle prossime giornate e serate: Short Theatre, in vari spazi teatrali e non, dal 3 settembre, e Anomalie, che comincia invece il 4 settembre al parco delle Canapiglie, a Torre Maura, che per chi non la conosce è una fantastica periferia. In entrambi i programmi si nota come esista una matrice che continua a generare immaginario, lavoro intellettuale e politico, che è quello della stagione degli anni novanta romani e non solo. Da lì vengono la possibilità di innovazione di linguaggi, della contaminazione delle arti performative e l’evidente ricerca di uno spazio di libertà artistica che possa trasformare non solo gli spettatori ma il modo stesso in cui abitiamo, e vogliamo almeno un po’ stravolgere, le nostre città. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 126. Compra questo numero | Abbonati