Non è solo la prosa a fare fatica nel portarci in posti lontani da noi con la narrazione. Anche il teatro performativo o la danza, da qualche anno, sembrano rinunciare a trovare una loro linearità per affidarsi a un’altra economia dell’attenzione: la ripetizione, il loop, l’estasi di gesti minimi che variano appena oppure s’inceppano. È una scelta estetica, ma è anche il sintomo di un’epoca in cui la storia, come forma, ci appare consumata, e resta il tempo puro del corpo che insiste.
Due spettacoli in scena in settimana sembrano dirlo bene. Landless, al Teatro Vascello di Roma per il Romaeuropa Festival, è l’assolo che il coreografo greco Christos Papadopoulos ha creato per Georgios Kotsifakis: cinquanta minuti in cui il corpo viene trattato da oggetto tra gli oggetti, come se il mondo organico e inorganico avesse una sua cinetica comune. È la ricerca che Papadopoulos porta avanti da anni sul movimento quasi impercettibile, sul ritmo, lo scatto, sulla trasformazione lentissima. Si vede dal 18 settembre al 20 settembre (controllate bene gli orari che possono variare). _Yin Zéro _della compagnia francese Monad è invece a Forlì, giovedì 24 settembre alle 21 all’Exatr, dentro Ipercorpo, un festival delle arti dal vivo pensato dal collettivo Città di Ebla, dal 23 al 27. Qui la ripetizione è quella rotatoria dei dervisci, che diventa interazione tra danza e giocoleria: se il mondo non ci convince troppo, possiamo incantarci così. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati